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Vescovi svizzeri: sì a pillola giorno dopo in caso di stupro

La Chiesa cattolica svizzera ammette, in caso di stupro della donna e in determinate condizioni, l'uso della pillola del giorno dopo. I vescovi, riuniti in questi giorni a Edlibach (ZG), si schierano così sulla stessa posizione dei loro confratelli tedeschi e spagnoli. Lo ha reso noto il portavoce della conferenza episcopale elvetica, Walter Müller, confermando una notizia di "Tages-Anzeiger" e "Bund".

Il farmaco deve servire a impedire la fecondazione e non deve avere un effetto abortivo. "Lo stupro è un atto di violenza che lede i diritti fondamentali della donna e non possiamo accettarlo in nessun caso", ha dichiarato Müller. "Il medicamento non deve contribuire in alcun modo alla fine di una vita umana, che ha inizio con la fecondazione e deve essere protetta".

La decisione dei vescovi elvetici fa seguito alla raccomandazione espressa dalla propria commissione di bioetica.

Müller rileva tuttavia che non è sempre possibile determinare con esattezza come agisce la pillola del giorno dopo, in quanto gli studi condotti in materia giungono a conclusioni opposte e la differenza tra mezzo contraccettivo e abortivo non è sempre esplicita.

Anche i vescovi spagnoli, condannando lo stupro, di fronte al quale "è legittimo impedire la fecondazione, ma non abortire", hanno sollevato subbi su quali farmaci possano essere considerati accettabili dalla Chiesa. Mons. Juan Antonio Martinez, vescovo ausiliario di Madrid, ha ammesso di non conoscere alcuna pillola che abbia queste caratteristiche.

Da parte loro i vescovi tedeschi, nell'ammettere la pillola, hanno fatto riferimento a nuovi farmaci recentemente apparsi sul mercato che impediscono la fecondazione e non risulterebbero abortivi. La decisione della Chiesa tedesca è giunta dopo che due ospedali cattolici di Colonia avevano rifiutato la somministrazione della pillola del giorno dopo a una donna vittima di uno stupro.

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