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Oragni: società dei pazienti contraria a espianto da moribondi
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La presidente dell'Organizzazione svizzera di pazienti, Margrit Kessler, appoggia il piano del Consiglio federale per aumentare il numero di organi disponibili per i trapianti. La consigliera nazionale (Verdi liberali/SG) ritiene però inaccettabile che si possano compiere interventi di espianto prima della morte cerebrale del donatore.

In Svizzera, ogni anno circa 400-500 malati gravi ricevono un organo, ma in attesa ci sono circa 1100 persone e il loro numero aumenta. Per far fronte a questo problema, il Consiglio federale ha presentato ieri al parlamento una serie di misure coordinate in un unico piano d'azione, che si ispira alle esperienze fatte ad esempio in Austria, Spagna, Stati Uniti e Australia.

Il governo ha scartato l'idea di introdurre la regola del consenso presunto, che autorizza il prelievo di organi in assenza di un esplicito rifiuto. In base alle nuove disposizioni sarà però possibile chiedere ai famigliari il consenso ad un espianto già al momento in cui viene presa la decisione di interrompere i trattamenti che tengono in vita il paziente. Lo stesso vale per i provvedimenti medici preparatori, se il donatore è incapace di intendere e di volere. La legge rivista dovrebbe entrare in vigore all'inizio del 2015.

In un'intervista pubblicata delle edizioni odierne di "Tages-Anzeiger" e "Der Bund", Margrit Kessler dice di voler evitare che "al moribondo siano applicati chirurgicamente dei tubi in modo che immediatamente dopo la morte cerebrale i suoi organi siano collegati ad una macchina cuore-polmoni".

"Dobbiamo rendere possibile una morte dignitosa" e se il paziente non ha espressamente consentito questo genere di operazione, essa deve essere vietata, afferma la parlamentare verde-liberale sangallese.

"Non deve assolutamente essere permesso alcun intervento su di un essere vivente a favore di terzi che il paziente stesso non abbia approvato". E "se la proposta presentata al parlamento verrà accettata tale e quale com'è ora, straccerò la mia tessera di donatrice", conclude Margrit Kessler.

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