Le nostre porte restano spalancate per la tua penna, i tuoi pensieri e le tue critiche. La nostra linea editoriale è la libertà di espressione per tutti.
Nel prendere atto con dispiacere e rispetto della decisione di Corrado Barenco di non scrivere più per il blog di Liberatv, approfitto per formulare qualche breve considerazione sui motivi per cui non condivido questa scelta.
Ma prima vorrei ringraziare Corrado per i suoi post che ci hanno accompagnato dall'inizio della nostra avventura: brevi, lucidi, coraggiosi, e graffianti. E anche per le sue critiche, specie quella rivolta a noi. E vorrei pure dire che, al contrario di quel che lui lascia intendere nei nostri confronti, soprattutto in termini di buonafede, perché in disaccordo su due articoli, io non ho cambiato idea su Corrado. Per me, e per quel che vale la mia opinione, resta uno dei più bravi in questa professione (anche se ora si occupa d'altro). Per il suo talento, la sua preparazione, il suo equilibrio, la sua esperienza, e anche per il suo essere politicamente schierato ma al contempo di una correttezza inattaccabile.
D'altra parte, fra molte sintonie, abbiamo anche qualche profonda divergenza sul giornalismo. La più importante è che lui pensa che il nostro debba essere un mestiere educativo, e io penso che assolutamente non debba esserlo.
Sarebbe stato bello pubblicare quel che Corrado ha scritto in merito alla Lettera aperta a Paolo Bernasconi e sul Manifesto sul lavoro, senza la sua tranciante conclusione accompagnata pure da dubbi e da sospetti ingenerosi. "Siete dei populisti e sbagliate: e io sarò qui a dirvelo ogni volta che lo penserò", avrei voluto leggere. Ma Corrado ha deciso di alzarsi e andarsene.
Essere indipendenti non significa non esprimere delle opinioni o non rispondere per le rime a dalle accuse infondate. Significa distinguere e distinguersi. Quando si fa un articolo di cronaca lo si presenta come tale. E quando si scrive un'opinione (lettera aperta o manifesto che sia) lo si dichiara apertamente.
Essere indipendenti significa inoltre non fare il tifo per nessun partito né per nessuna associazione, sociale, economia o religiosa. Significa dare pieno spazio e piena libertà a tutte le tesi, specie a quelle che ti criticano.
È questa la nostra linea editoriale: la libertà di espressione per tutti.
Invece, in questo nostro Cantone, sta purtroppo prendendo piede, e questo scelta di Corrado lo evidenzia, una sorta di ideologia, morale e non politica (priva di contenuti), assolutista e selettiva: o sei con me o sei contro di me. E se sei contro di me io non parla più con te. Neppure per criticarti. Il frutto è che ognuno si sceglie gli interlocutori che vuole. Il risultato, avanti di questo passo, sarà che non ci parleremo più.
È una tragedia democratica.
Ancora due cose. Sappiamo tutti che cosa è il populismo, ovvero una forma di comunicazione politica, dunque di sostanza, che nella storia ha attraversato tutte le correnti: destra, sinistra e anche il centro. Recentemente ne ha scritto Franco Cavalli invitando il suo partito ad esserlo di più. Ovvero a parlare in maniera più semplice alla sua gente e a ritrovare il coraggio di una critica e di proposte radicali, pur senza rinunciare alla complessità e alla fatica dell'analisi su problemi difficili da risolvere. "Marx e costine", lo ha definito Cavalli con una formula azzeccata.
Tuttavia non può sfuggire che in questi anni balordi l'accusa di populismo viene mossa a gran voce dal partito trasversale del "non si può fare". A volte con ragione, a volte come scusa e a volte come slogan di propaganda: anche questo, insomma, è populismo.
"Per il popolo e con il popolo. Che poi lo stesso popolo si sia espresso più volte su svariati argomenti non interessa", scrive Corrado nella sua critica al Manifesto sul lavoro. Non ho idea a quali "svariati argomenti" si riferisca Corrado e soprattutto a quale popolo. Il Manifesto sul lavoro era indirizzato alle autorità politiche, alle associazioni e ai cittadini ticinesi. Autorità politiche, in particolare, che, fino a prova del contrario, sono chiamate a fare gli interessi del proprio Cantone, la cui maggioranza dei cittadin i si è espressa in maniera inequivocabile in materia di libera circolazione. Ma, in ogni caso, non è questo il punto. Non pretendiamo né vogliamo essere la "voce del popolo". Noi esprimiamo le nostre idee sottoponendole al giudizio dei lettori e di chiunque voglia esprimersi. Idee non necessariamente rappresentative di una maggioranza popolare né dettate da quel che il popolo vuol sentirsi dire. Altrimenti, sì, potresti accusarci di popolusimo.
Voglio infine tranquillizzare Corrado: non stiamo facendo un partito e non ci interessa entrare nella dialettica della politica partitica. Ci interessa però esprimere delle idee, e delle critiche, su temi di cronaca, sociali ed economici. E farci parte attiva per sostenere queste idee. Magari in modo tonante o corrosivo (populista, diresti tu), ma sempre con educazione e portando degli argomenti. Nella speranza che si inneschi una discussione.
Ripensaci, Baco, le nostre porte restano spalancate per la tua penna, i tuoi pensieri e le tue critiche.
AELLE