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Il presidente cipriota Nicos Anastasiades ha promesso oggi che l'inchiesta sulle cause che hanno determinato la crisi del sistema bancario dell'isola non risparmierà nessuno, nemmeno i membri della sua famiglia.
Il riferimento arriva dopo una campagna di stampa nei giorni scorsi sui media vicini al partito comunista Akel secondo cui alcuni stretti parenti di Anastasiades avrebbero trasferito capitali all'estero nei giorni precedenti l'imposizione del prelievo forzoso.
È stato comunque accertato che i trasferimenti di denaro denunciati dai media filo-comunisti come "sospetti" sono avvenuti in maniera regolare e per effettuare pagamenti già in programma da tempo.
Il capo dello Stato ha fatto le sue dichiarazioni parlando con giornalisti al termine di una cerimonia per la commemorazione dell'inizio, nel 1955, della lotta armata dei greco-ciprioti contro il governo della Gran Bretagna che cinque anni dopo si sarebbe conclusa con la concessione dell'indipendenza.
Giovedì scorso il governo di Nicosia ha nominato una speciale commissione d'inchiesta per far luce su eventuali responsabilità nella crisi del sistema bancario dell'isola che ha portato Cipro sull'orlo della bancarotta.
La commissione è composta da tre ex magistrati della Corte Suprema che dovranno indagare su eventuali attività criminali che hanno portato alla crisi delle banche e determinare se alla sua origine vi siano responsabilità penali, civili o politiche.
Anastasiades, come hanno riferito i media locali, ha presieduto oggi una riunione informale dei ministri durante la quale ha illustrato vari progetti per rilanciare l'economia dell'isola, messa a dura prova dalle drastiche misure di austerità richieste dai creditori internazionali che dovranno fornire a Cipro aiuti per 10 miliardi di euro.