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Aumentare l'impegno negli Stati fragili, contribuire al controllo dei rischi globali, rafforzare la collaborazione con l'economia privata e garantire il monitoraggio sull'efficacia della cooperazione allo sviluppo: sono queste le quattro priorità che la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) si pone tra il 2013 e il 2016 e che ha presentato oggi a Berna durante la conferenza annuale.
Le priorità sono iscritte nel messaggio sulla cooperazione internazionale approvato dal Parlamento l'anno scorso. Si tratta di "trovare soluzioni comuni efficaci per affrontare la povertà e i rischi globali", ha dichiarato ai media il direttore della DSC Martin Dahinden.
Circa 1,5 miliardi di persone vivono in Paesi e regioni in cui le strutture statali mancano e i Governi non funzionano come dovrebbero o non sono sufficientemente legittimati. Tali circostanze ostacolano gli sforzi per diminuire la povertà in modo determinante. "Trovare soluzioni ai problemi della povertà di Paesi o regioni cosiddetti fragili come lo sono attualmente l'Afghanistan, il Mali o il Corno d'Africa richiede l'impegno della diplomazia, della cooperazione allo sviluppo e dell'aiuto umanitario", ha sottolineato Dahinden.
"Indigenza, cambiamenti climatici, scarsità di risorse, mancanza d'acqua sono sfide globali che influenzano in modo determinante le prospettive di sviluppo dei Paesi poveri, ma che incidono anche sul nostro futuro e richiedono risposte a livello nazionale e globale", ha sottolineato la DSC. In questi campi la Svizzera intende influenzare la politica internazionale e fornire un ulteriore contributo per lottare contro la povertà, ha detto Dahinden.
La cooperazione svizzera - tra il 2013 e il 2016 - cercherà anche di sviluppare la collaborazione con le imprese private. "Unendo le competenze del settore privato e quelle della DSC possiamo trovare soluzioni comuni efficaci per affrontare i problemi di sviluppo e i rischi globali", ha indicato Dahinden.