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Offshore Leaks: autorità svizzere mantengono riserbo
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Mentre in altri paesi le rivelazioni di stampa denominate "Offshore Leaks" sulle pratiche di utilizzo dei paradisi fiscali hanno scatenato reazioni politiche e dato avvio ad inchieste, in Svizzera le autorità hanno finora reagito con molta riservatezza.

In base agli elementi finora noti "la Svizzera è interessata soltanto in modo marginale da queste pratiche", scrive in una presa di posizione inviata oggi all'ats la Segreteria di stato per le questioni finanziarie internazionali (SFI). A suo avviso le ultime rivelazioni "confermano la giustezza della nuova politica elvetica in materia di mercati finaziari": "la Svizzera non vuole soldi non dichiarati e d'origine criminale".

La SFI rammenta in particolare la prevista estensione dell'obbligo di diligenza per le banche e altri intermediari finanziari, elemento centrale della "strategia del denaro pulito" del Consiglio federale, che lo scorso 27 febbraio ha inviato in consultazione (fino al 15 giugno) due progetti destinati a metter fine agli affari con denaro non dichiarato.

Gli istituti finanziari, secondo le proposte del governo in parte già contestate dall'Associazione svizzera dei banchieri, dovranno esaminare gli indizi a loro disposizione per assicurarsi che il denaro dei clienti sia pulito. Una persona che richiede una particolare discrezione o vuole effettuare investimenti attraverso strutture complesse è ad esempio da ritenere potenzialmente sospetta.

La SFI sostiene ancora che con gli accordi internazionali di tassazione alla fonte (i cosiddetti accordi Rubik come quelli in vigore con Gran Bretagna e Austria e quello respinto dalla Germania) "la Svizzera offre un modello che assicura una estesa tassazione" dei contribuenti stranieri.

Dal canto suo la FINMA (Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari), dopo aver precisato che non prende posizione sugli articoli pubblicati dalla stampa, rammenta in una nota all'ats che rende attenti da tempo banche e altri intermediari finanziari sui "rischi legali e di reputazione" che incorrono negli affari transnazionali. La FINMA esige che "analizzino e minimizzino" questi rischi e li avverte che vigila sul loro comportamento e si riserva provvedimenti.

A sua volta interpellato, il Ministero pubblico della Confederazione ha risposto di non voler rilasciare commenti. La sua attività si limita esclusivamente ai fatti, aggiunge. La Procura federale conclude affermando che gli elementi alla base degli articoli di stampa non le sono noti.

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