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Per la prima volta dallo scoppio delle violenze siriane più di due anni fa, l'unico valico parzialmente aperto tra Israele e Siria, in stato di belligeranza dalla loro nascita come nazioni indipendenti, è stato teatro oggi di intensi scontri tra ribelli ostili al presidente Bashar al Assad e forze fedeli al rais di Damasco.
Israele è in stato di allerta e, riferisce la Cnn, ha dispiegato carri armati lungo la striscia di confine provvisoria, segnata dalla Linea Alfa che delimita a ovest la lingua di territorio pattugliata dal 1974 dalla forza Onu (Undof).
Negli scontri è stato ferito un casco blu filippino, mentre l'Austria, unico Paese europeo presente con oltre 300 uomini (su un totale di circa mille) nella missione delle Nazioni Unite, ha annunciato dopo quasi 40 anni che ritirerà i suoi militari.
Nei mesi scorsi, già la Croazia e il Giappone avevano preso la stessa decisione. L'India, che attualmente guida la squadra di Undof, rischia di rimanere dunque l'unico contribuente, visto che il governo filippino - dopo due recenti casi di sequestro dei suoi uomini da parte dei ribelli armati - sta seriamente valutando l'ipotesi di abbandonare le Alture del Golan.
Intanto il sedicente capo di al Qaida, Ayman al Zawahiri, è tornato a incitare i combattenti jihadisti, giunti in Siria per sfruttare il caos, a unirsi per abbattere il regime degli Assad e impedire la creazione di un potere vicino agli Stati Uniti e a Israele.
La situazione sul terreno è molto fluida e incerta. Gli scontri si sono verificati sin dalle prime ore del giorno attorno al valico di Qunaytra, che sorge al centro della striscia pattugliata da Undof e nei pressi delle rovine dell'omonima cittadina-martire, rasa al suolo da Israele nella guerra di Ottobre del 1973-74, lanciata dal regime degli Assad nel tentativo - fallito - di liberare le Alture occupate sei anni prima dallo Stato ebraico.
In serata i ribelli hanno annunciato di avere il controllo del "70 per cento del valico", mentre secondo fonti israeliane la base sarebbe tornata in mano alle forze di Assad dopo esser state prese per alcune ore dagli insorti.
Le regole di disimpegno fissate dall'Onu nel 1974 impongono all'esercito di Damasco di tenere i propri mezzi e blindati fuori dall'area smilitarizzata. Un dettato violato più volte nel corso di mesi di repressione lealista dell'insurrezione.
Su questo Israele ha finora taciuto, ma oggi ha protestato formalmente con le Nazioni Unite perchè i carri armati siriani si sono avvicinati troppo al confine provvisorio. La capitale Damasco dista meno di 70 chilometri.
Nella stessa giornata, è proseguita l'offensiva delle truppe di Assad nella Siria centrale, a sud-ovest di Homs nella zona di Qusayr, cittadina strategica vicino al confine col Libano, conquistata ieri dai lealisti col sostegno determinante delle milizie sciite di Hezbollah.
Secondo fonti locali, migliaia tra ribelli, insorti feriti e civili sono in rotta verso est, tra Dbaa e Buwayda, dove li attende però il fuoco dell'aviazione e di artiglieria del regime. Altri scontri si sono registrati attorno all'aeroporto internazionale di Damasco e a Homs, nel quartiere ribelle di Khaldiye. Fonti della sicurezza del regime affermano che la zona è stata "bonificata dalla presenza di terroristi", termine con cui la propaganda indica i ribelli. Ma non vi sono conferme.
A livello regionale, la Giordania ha ricevuto oggi la prima batteria di missili Patriot dagli Stati Uniti, che considerano prioritario difendere il regno hascemita da rischi di tracimazione del conflitto siriano. E a tal proposito, nella valle libanese della Bekaa, roccaforte di Hezbollah, nella notte sono caduti alcuni razzi sparati dal confine siriano, mentre stamani in uno scontro a fuoco frontaliero sono morti due miliziani non meglio identificati.