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La xenofobia è uno dei maggiori mali sociali: denunciamola con forza!
Stamattina, venerdì 7 giugno, leggo l’interessante intervista di Marco Bazzi al sociologo Sandro Cattacin su Liberatv. Cattacin, persona seria e preparata, risponde alle domande che concernono uno dei temi più dibattuti in Svizzera:...

Stamattina, venerdì 7 giugno, leggo l’interessante intervista di Marco Bazzi al sociologo Sandro Cattacin proprio su Liberatv. Cattacin, persona seria e preparata, risponde alle domande di Bazzi che concernono uno dei temi più dibattuti in Svizzera: il rapporto con gli stranieri all’interno del Paese. Cattacin, in buona sostanza, si esprime chiaramente sul tema della xenofobia contenuta negli ormai “celebri” cartelloni dell’UDC in vista della votazione nazionale sull’inasprimento o meno della legge d’asilo del weekend entrante.

Cattacin afferma: si tratta indubbiamente di xenofobia, ma non confondiamola col nazismo. Ma poi dice anche che si tratta di tema squisitamente politico e addirittura che l’UDC, dando in un certo qual senso “spazio e accoglienza” a sentimenti xenofobi antistranieri, in qualche misura impedisce la nascita di formazioni di chiara ed estrema matrice xenofoba in Svizzera. L’UDC impedisce la loro nascita? Sì, insomma, “occupa” in qualche modo il terreno di coltura in cui nascono e si affermano i sentimenti xenofobi, ovvero quelli pesantemente discriminatori verso lo straniero…

Che il sentimento xenofobo o razzista che dir si voglia abbia provocato i più gravi danni nella storia dell’umanità dovrebbe essere ormai chiaro a tutti, in presenza anche di una storiografia ampia e documentata sul tema. Che, tuttavia, persone di vaglia, come ad esempio Cattacin, in un tempo e in un luogo, l’oggi e la Svizzera, così fortemente interloquiti da una minaccia – la xenofobia – che rischia di rovinare la reputazione del nostro Paese (storicamente accogliente e attento alle minoranze) e, anche, di mandare a carte quarantotto la convivenza con una cospicua minoranza della popolazione residente nella Confederazione elvetica (gli stranieri che vivono in Svizzera sono circa il 23% della popolazione attuale), si esprimano in termini di “convenienza politica” di fronte a una chiara strategia, quella dell’UDC, di discriminazione e di umiliazione della più cospicua minoranza presente nel Paese, fa pensare.

Fa pensare perché la xenofobia non porta a niente, né socialmente né economicamente, e serve ad alcuni, in questo caso l’UDC, solo a fomentare sentimenti regressivi che ci fanno vergognare di essere svizzeri. “Occupare il terreno” della xenofobia non è degno di nessuna compagine, tantomeno della compagine politica di maggioranza relativa del nostro Paese.
In questo senso giudico benvenuta anche la richiesta della Lega dei musulmani ticinesi al nostro Governo di condannare i suddetti cartelloni xenofobi. Finché ci sarà, nella nostra società, la possibilità di sbeffeggiare tranquillamente una parte della popolazione residente in base a pregiudizi di tipo razziale, il nostro non sarà il Paese pacifico e tollerante che tutti gli svizzeri di buona volontà di augurano possa continuare ad essere, secondo la ben nota tradizione democratica svizzera.

 

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