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La Camera dei cantoni intende esaminare nei dettagli la "Lex Usa", la norma urgente elaborata dal Consiglio federale per agevolare la ricerca di una soluzione nella vertenza che oppone alcune banche elvetiche al fisco americano. Dopo oltre quattro ore di discussioni, la camera dei cantoni ha infatti deciso l'entrata in materia per 24 voti contro 20 e un'astensione. I dibattiti riprendono verso le 14:00.
Durante il dibattito sull'entrata in materia non sono mancate espressioni forti, talvolta colorite, per definire la situazione delicata in cui si trovano alcune banche e il parlamento, chiamato ad approvare in urgenza una legge che di fatto sospende per un anno il diritto elvetico su alcuni aspetti.
Per il relatore della commissione dell'economia e dei tributi (CET-S), Konrad Graber, "si tratta di scegliere tra la peste e il colera". Per il consigliere agli stati This Jenny (UDC/GL) "dobbiamo ingoiare questo rospo".
Jenny è andato ancora più lontano quando, per giustificare il suo assenso alla legge onde evitare le conseguenze negative su posti di lavoro e piazza finanziaria in caso di un no parlamentare, ha dichiarato - suscitando l'ilarità generale - che per salvare la propria impresa "sarebbe disposto anche a calare le braghe, benché non si tratti certo di un bel vedere".
I favorevoli al progetto governativo - PPD, Verdi, PBD, qualche PS e UDC - hanno sottolineato i vantaggi della legge urgente che darà ad alcune banche l'occasione di normalizzare una volta per tutte le relazioni con la giustizia americana, e a quelle poco o punto coinvolte in pratiche illecite di provare la propria estraneità. Si tratta anche di preservare la reputazione della piazza finanziaria svizzera e i posti di lavoro connessi, hanno sostenuto alcuni oratori, sottolineando le conseguenze negative di eventuali procedure penali negli Stati Uniti.
Per alcuni oratori, compresa la Consigliere federale Eveline Widmer-Schlumpf, non è possibile lasciare che le banche se la sbrighino da sole obbligandole in pratica a violare il diritto svizzero. La soluzione proposta dal Governo dà un quadro legale alla cooperazione con gli Stati Uniti, non obbliga il Consiglio federale a far capo al diritto di necessità né ad approvare a posteriori l'invio di dati sui clienti come accaduto con l'UBS.
I contrari alla normativa urgente hanno contestato la necessità di sospendere il diritto elvetico, quando la vertenza fiscale potrebbe invece essere risolta dal Consiglio federale facendo capo alle norme vigenti, tanto più che il Governo conosce i dettagli dell'offerta americana alle banche.
Per diversi "senatori" è infatti impossibile approvare una legge, e quindi il programma offerto alle banche dal Dipartimento di giustizia americano, di cui non si conosce né il contenuto, né le conseguenze per le banche, specie per quanto attiene all'ammontare delle ammende che potrebbero dover pagare.
Altri "senatori" hanno posto l'accento sulla necessità di preservare la credibilità del parlamento, lo stato di diritto e, in ultima istanza, la sovranità della Confederazione. "Non possiamo piegarci ai ricatti degli Stati Uniti", ha affermato Peter Föhn (UDC/SZ).
Se cediamo su questo punto, altri paesi si faranno avanti per ottenere le stesse concessioni fatte agli Americani, hanno aggiunto sottolineato alcuni oratori. Per diversi senatori, le banche devono vedersela da sole col fisco americano: non vi è ragione di sospendere lo stato di diritto per togliere loro le castagne dal fuoco.