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Svolta in Iran, vince il moderato Rohani
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Svolta in Iran. A sorpresa e tra caroselli di festeggiamenti per le strade di Teheran, il candidato moderato appoggiato dai riformisti Hassan Rohani ha vinto già al primo turno le elezioni presidenziali iraniane svoltesi ieri per indicare il successore di Mahmud Ahmadinejad.

Il religioso Rohani ha ottenuto poco meno del 50,7% dei voti e dunque la maggioranza assoluta che ha evitato il ricorso al ballottaggio e portato i riformisti di nuovo al governo dopo l'era del conservatore Ahmadinejad.

"Bye bye Ahmadi" e "viva le riforme, viva Rohani" sono stati infatti fra gli slogan più urlati nella notte di festeggiamenti a Teheran. Divisioni nello schieramento conservatore, quello più vicino alla Guida suprema Ali Khamenei, ha agevolato la sua vittoria sugli altri cinque candidati in lizza: il primo dei quali è risultato il - meno popolare del previsto - sindaco di Teheran, Mohammad Baqer Qalibaf, che ha ottenuto il 16,5% dei voti. Percentuali inferiori sono state registrate per due altri sfidanti accreditati di maggior peso grazie alla loro vicinanza a Khamenei: il negoziatore per il nucleare Said Jalili e il consgliere diplomatico della Guida, Ali Akbar Velayati.

Decisivo è apparso il ricompattamento dietro a Rohani compiuto dai moderati dell'ex-presidente Hashemi Rafsanjani e i riformisti di un altro ex-capo di Stato, Mohammad Khatami: un movimento che era stato messo nell'angolo dalla repressione dei moti di protesta del 2009 contro la rielezione di Ahmadinejad sospettata di brogli. Fino a poche settimane fa sembrava incapace anche solo di fare un congresso o far parlare un portavoce, ma il bacino elettorale da 18 milioni di voti che rappresentano i riformisti assieme ai moderati sembra aver fatto la differenza.

Nonostante a Teheran in serata siano in corso festeggiamenti degni di una svolta rivoluzionaria, un messaggio di congratulazione di Khamenei a Rohani e alla nazione che ha partecipato in maniera relativamente massiccia al voto (72% l'affluenza) indica che l'avvicendamento avviene in maniera concordata e senza l'attrito che era sfociato nella repressione dei moti del 2009 con decine di vittime per le strade e sui patiboli. Lo stesso Rohani, che ha ricevuto le congratulazioni anche di Ahmadinejad nell'ambito di un passaggio di poteri senza scosse, ha definito il proprio successo una "vittoria della moderazione sull'estremismo". Del resto i candidati sgraditi come il delfino-consuocero di Ahmadinejad, Esfandiar Rahim Mashai, e il troppo potente Rafsanjani erano già stati esclusi dalle preselezione operata dai Guardiani della costituzione che vagliano le candidature.

Per l'Occidente, come dimostrano anche le prime dichiarazioni dalle capitali importanti, da Parigi a Londra a Roma, questa elezione apre uno spiraglio sulla questione del nucleare iraniano sospettato di finalità militari: anche se le decisioni finali spettano alla Guida suprema - come non ha mancato di sottolineare Israele - il presidente può influenzare le sue scelte; e Rohani, che promette più flessibilità su questo fronte, è stato il negoziatore che nel 2003 concordò con Francia, Gran Bretagna e Germania una moratoria dell'arricchimento dell'uranio, poi ripreso da Ahmadinejad nel 2005.

Il compito del futuro presidente iraniano sarà soprattutto quello di intervenire su un'economia piagata dagli effetti delle sanzioni e da squilibri interni, oltre che sulla gestione di una società solo in parte allineata ai rigidi principi morali dell'islam sciita. Dopo averla pure mostrata fisicamente anche in un dibattito televisivo facendola assurgere a proprio simbolo, Rohani sostiene di avere la "chiave" per risolvere i problemi del Paese.

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