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L'"Uomo in Piedi" sfida Erdogan

Contro la feroce violenza di manganelli, lacrimogeni e pallottole di gomma, dopo le proteste di piazza di decine di migliaia di giovani, è scattata ora la disobbedienza civile solitaria ma di massa dell''Uomo in Piedi'.

Come le manifestazioni che man mano hanno contagiato tutto il paese, la nuova forma di protesta, forse ancora più micidiale per il potere, è partita da un atto spontaneo. Quello di un giovane coreografo di Istanbul, Erdem Gunduz, che ieri sera alle 9, l'ora in cui in tutto il paese inizia il concerto di pentole e clacson contro il premier Recep Tayyip Erdogan, si è fermato in mezzo a Taksim, la piazza simbolo della rivolta, presidiata dai blindati della polizia e da decine di agenti. Ha appoggiato per terra lo zainetto. Poi tranquillo ha iniziato a fissare l'enorme stendardo rosso con il ritratto del fondatore della Turchia laica moderna, Mustafa Kemal Ataturk, appeso in mezzo alla piazza. Non si è mosso per quasi sei ore. Piano piano altri persone si sono avvicinate. Una, dieci, 100. Anche loro, accanto all' 'Uomo in Piedi' si sono irrigidite, lo sguardo fisso su Ataturk.

Il tam tam delle reti sociali si è messo in azione, frenetico. L'hastag #durandam (#uomoinpiedi), #standingman in inglese, è diventato in poco tempo un trending topic mondiale su twitter. Gli agenti finalmente si sono accorti che qualcosa non funzionava. Ma non sapendo che cosa fare, sono rimasti a guardare. Fino a metà della notte. Tutti sono stati arrestati e portati in questura. Non si sa con quale accusa. Sono stati rilasciati poco dopo.

Ma il fenomeno dell'Uomo in Piedi già era un fiume in piena. Ancora nella notte gente si è fermata immobile guardando una bandiera turca, un ritratto di Ataturk, un simbolo della protesta in altre città del paese. A Ankara una donna è rimasta ferma per ore a Kizilay sul marciapiede dove è crollato a terra colpito alla testa dalla pallottola di un agente Ethem Sarisulu, uno dei tre ragazzi uccisi durante le proteste. Per tutto il giorno la gente si è fermata sfidando il premier a Istanbul, Ankara, Smirne, Antalya, Antiochia. Centinaia di persone si sono immobilizzate, silenziose, su piazza Taksim. Intanto gli agenti dell'antiterrorismo arrestavano a Ankara, Istanbul e Smirne circa 200 persone, accusate di avere partecipato alle manifestazioni dei giorni scorsi. Erdogan più volte ha definito i manifestanti 'vandali' e 'terroristi'.

A Sivas alcuni ragazzi si sono bloccati davanti all'Hotel Madimak, dove nel 1993 una folla inferocita di islamici radicali aveva bruciato vivi 35 intellettuali alawiti. Tre Uomini in Piedi si sono fermati davanti alla redazione di Agos dove nel 2007 è stato ucciso il giornalista armeno Hrant Dink, 4 avvocatesse si sono immobilizzate nel tribunale di Caglayan a Istanbul, e 4 deputati curdi lo hanno fatto in parlamento a Ankara. Decine di Uomini in Piedi sono tornati su Taksim. "Esprimo un dolore", ha spiegato Gunduz.

Su twitter sono stati lanciati appelli perchè la protesta diventi nazionale e ogni sera il paese si riempia di Uomini e Donne in Piedi. La protesta gandhiana inventata da Gunduz rischia di mettere in difficoltà Erdogan. Il mondo già ha reagito duramente alle immagini di centinaia di agenti in tenuta antisommossa lanciati con l'appoggio di blindati e cannoni ad acqua, fra raffiche di lacrimogeni, proiettili di gomma, granate assordanti contro le manifestazioni pacifiche di migliaia di ragazzi. È ancora meno proponibile che lo faccia contro gente assolutamente immobile, silenziosa e disarmata che contempla il padre della patria Ataturk. O, twitta una ribelle, in Turchia "diventerà reato anche solo esistere?".

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