Il segretario di Stato agli affari esteri Yves Rossier si è espresso oggi a Ginevra sul difficile equilibrio tra sovranità nazionale e apertura all'estero, in particolare all'Unione europea. Restare a distanza è possibile, ma suppone di essere pronti a pagarne il prezzo, ha avvertito l'alto funzionario, ultimamente oggetto di critiche per le concessioni giudicate eccessive fatte a Bruxelles nelle trattative da lui condotte con l'UE.
"La Svizzera deve assicurarsi un margine di manovra più grande possibile massimizzando i vantaggi di non far parte dell'Unione europea e minimizzando gli svantaggi", ha affermato Rossier al Club della stampa. Come esempi di vantaggi ha citato la possibilità di concludere un accordo di libero scambio concluso con la Cina e la politica attiva della Svizzera sul piano della pace, dei diritti dell'uomo e dello sviluppo.
Teoricamente, la Svizzera potrà rifiutare le richieste dell'Unione europea. "Ma bisogna mettere sul piatto della bilancia le conseguenze delle minacce, che cosa costerà e che cosa si spera di ottenere", ha sottolineato Rossier. "Assumere un atteggiamento più fermo o minacciare non è credibile se non si è pronti a pagarne i costi", ha continuato.
"È sbagliato dire che non siamo niente senza gli accordi con l'UE, così come dire che gli accordi servono solo agli interessi dell'UE", ha dichiarato Rossier.
Accontentarsi dello status quo con l'UE vorrà dire pagare un prezzo elevato, ritiene il segretario di Stato. Il Consiglio federale ha ritenuto la scorsa settimana che vale la pena definire un nuovo mandato di negoziazione, ha concluso il diplomatico. Il governo è andato incontro a Bruxelles, preconizzando la possibilità che la Corte di giustizia dell'UE si pronunci sui problemi d'interpretazione relativi all'adozione da parte della Svizzera del diritto europeo.