“Roscmarin, tabasco, senape, saa, pevar, Worchestershire, ié sempro sot man in dal mé cüsinin”... per cena una tartare in camper
La meta finale per questo viaggio di andata è sempre Mont Saint Michel. In questa seconda parte incontreremo le località di Benoit Sür Loire e Alençon.
Qualche misura: dal Ticino a Nevers mi sono già digerito ca. 800 km.; carburante 150 Euro (il diesel in Francia [al tempo del viaggio] era a 1.48 euro il Lt); cenetta a Nevers 27 euro. Omesse le spese spicciole: consumazioni-parchimetri-tasse/accessi.
Ogni tanto aprirò l’articolo con una regoletta tra quelle che mi sono dato per esprimermi al meglio come camperista libero. Regolette, compreso il check-in, che mi permettono di viaggiare in sicurezza e col massimo di contatto con le realtà locali.
Check-in per ripartire: girino intorno al veicolo (le targhe ci sono – fanaleria pulita?), all’interno bloccate le serrature del mobilio e chiuso il rubinetto del gas. Spie di corrente 10 volt accese (alimentazione del frigo).
Regoletta nr 1: la località dove ho pernottato le lascio l’indomani mattina tra le nove e le dieci.
Motivo: occupando uno stallo regolare lungo una strada oppure in una piazza prima delle nove il traffico locale può essere intenso trattandosi dell’orario durante il quale operai e impiegati si muovono per raggiungere il luogo di lavoro. Difficilmente vi sarà un controllo di polizia del traffico fermo prima delle nove.
Da Nevers, questa tappa mi porterà a Alençon
Nell’articolo precedente vi ho parlato di Nevers, del volto immacolato della Santa Bernadette, dormiente dentro la sua teca di cristallo. Ora sto viaggiando nella Francia centrale dipartimento di Loiret in direzione di Benoit sur Loire. Sulla la cartina Kèmmerli+Frey che mi accompagna in ogni viaggio la località è scritta in carattere fine dentro un riquadro giallo. Dovrebbe quindi trattarsi di un piccolo villaggio caratteristico.
Infatti si tratta di un paesino di circa 2500 abitanti sulla strada per Orleans. Lo caratterizza come succede per tanti villaggi francesi un complesso sacro, l’abazia di Fleury, imponente, collegata al convento, con la quale confinano le case a rispettosa distanza. È dedicata a San Benedetto i cui resti mortali furano portati da Monteccassino da alcuni monaci Benedettini di Orleans che ne seguivano gli insegnamenti, nel 672, e avevano fondato un convento a Fleury.
Le reliquie riposerebbero dentro un’urna nella cripta. Magnifici i capitelli a foglie d’acanto, palmette, in rilievo figure bibliche e scene agresti, tutto di notevole fattura. Poco lontano scorre la Loira, il grande fiume navigabile che, in quel periodo non è molto frequentato dai famosi barconi trasformati in chiatte abitative sulle quali molte famiglie trascorrono le loro vacanze viaggianti. Mi faccio un “cafferino” poi mi rimetto alla guida del mio camper: fresco l’abitacolo perché lo avevo posteggiato sotto gli alberi della piazza antistante l’abazia.
Dopo alcune ore di guida entro in Alençon
Infilo il mio automezzo in uno stallo prossimo ad uno stabile che attira la mia attenzione. “La guardi e ma sa disi, coma-la-fa a scta n-pè quela ca li”. L’angolo anteriore sinistro della casa, corrispondente alle due facciate che danno sulla via pubblica, di due piani con ampio sottotetto sembra essere caratterizzato, ma in effetti sorretto, da una scultura fatta di assi posizionati in maniera astratta. Come se un artista avesse confezionato una struttura plastica alla quale ha affidato il compito di sostenere quella casa un po’ fatiscente dalle facciate rivestite da lunghe assi verticali. Il tutto da’ l’impressione di un manufatto instabile, “stabilizzato” con un’opera d’arte.
Sono circa le 17 significa che non toccherò più il camper sino all’indomani. Quindi entro nella pizzeria Napoli, proprio a ridosso della casa artisticamente “securizzata”, per sorbirmi una buona birra francese Stella Artois. In un negozio di alimentari, mi prendo dell’insalata prelavata pronta al consumo, poi dal macellaio acquisto della carne di manzo che mi faccio macinare perché diventerà una tartare.
“Roscmarin, tabasco, senape, saa, pevar, Worchestershire, ié sempro sot man in dal mé cüsinin” - sempre a disposizione nel mia piccola cucina. Compero anche una buona bottiglia di vino rosso, vitigno Pinot Noir e raggiungo il camper, mi preparo i miei 250 gr di tartare che copro con una pellicola protettiva e infilo nel frigo per lasciarla frollare un po.
Prima di cena mi giro la località per un sopraluogo o visita, se accessibile,a ciò che mi attrae sul momento. Ovviamente la basilica di Notre Dame, caratterizzata come d’uso in Francia, da quelle forme animalesche “diavolizzate” che sporgono i loro ghigni e le loro grinfie dai bordi dei tetti e dai cornicioni. Curiosa la costruzione circolare della “Halle au ble” costruita nel 18esimo secolo venne aperta al commercio del grano. Lo stabile è coperto da una immensa cupola vetrata installata nel 1865, ad imitazione della Halle au Blé di Parigi. Negli anni seguenti ha conosciuto tante destinazioni: come ospedale durante la prima guerra mondiale; oggi è luogo per fiere, mercati, esposizioni. Alençon è conosciuta per l’arte dei pizzi e la lavorazione del quarzo.
È scesa la sera e allora mi intrufolo in un bar, cerco sempre quelli dentro i quali intravedo gente del luogo, o che così sembrino in apparenza. Mi ascolto la loro parlata, non sempre consona al mio discreto francese. Osservo i volti, con discrezione, gli atteggiamenti e mi diverto un sacco. “Le Bistrot” si chiama quel bar, sta in rue de Sarthe 21, poco lontano dalla piazzetta dove ho posteggiato il camper. Sembra essere l’ora dell’aperitivo ed allora mi compiaccio di un buon bicchiere di vino rosso Sancerre, vitigno Pinot Noir della regione centrale della Loira, visto che sono in zona.
Intanto do un’occhiata al giornale superstite per vedere il tempo che farà nei prossimi giorni e se da qualche parte nel territorio non vi siano problemi di viabilità o casini d’altro tipo. Due passi e mi chiudo nell’abitacolo del mio automezzo dove mi godo la cena. Più tardi, per digerire la tartare, in una bettolina ho comandato una “pomme”: un distillato di mele molto apprezzato dai francesi che bevo unicamente nel paese di produzione, rarissimamente in Ticino. Una breve passeggiatina poi mi infilo del mio camper: mi metto in abbigliamento leggero da notte; una rinfrescatina “pö, denta pal sclafsacc”. Mi sono portato un libro di Hape Kerkeling “Vado a fare due passi”, le avventure dell’autore sul Cammino di Santiago de Compostela, forse perché quel Cammino potrebbe essere la meta di un mio prossimo viaggio. Dopo tre, quattro pagine “Ghe scià ol-pioian” – un sentore di stanchezza mi investe… e … bona nocc”.
Mario che viaggia e canta