Vale la pena di analizzare questo caso, anche, o forse soprattutto, perché essendo un caso limite mette in evidenzia i meccanismi alla base del disastro...
La città di Detroit ha dichiarato fallimento, schiacciata da un debito di 18.5 miliardi di dollari. Si tratta del maggiore caso d’insolvenza di un ente pubblico statunitense. Vale la pena di analizzare questo caso, anche, o forse soprattutto, perché essendo un caso limite mette in evidenzia i meccanismi alla base del disastro.
Negli anni 50 e 60 del secolo scorso Detroit era la quarta città americana per popolazione ed una delle più ricche grazie all’industria automobilistica. Grazie all’importante gettito fiscale (ed alle generose donazioni dei grandi industriali, tipiche della cultura americana) poterono venire effettuati importanti investimenti in ambito culturale e sociale. Nei decenni di declino dell’industria automobilistica i sindacati si batterono strenuamente per il mantenimento dei “diritti acquisiti” dei lavoratori in ambito sociale, mentre l’autorità politica non ebbe la forza di contrapporsi nel nome della “pace sociale”.
Le imposte vennero aumentate in modo considerevole rispetto ai parametri americani e l’imposta sulle proprietà immobiliari ad esempio si situa oggi al limite massimo legalmente ammesso. La popolazione si é ridotta a meno della metà e a emigrare sono state soprattutto le classi più abbienti.
Oggigiorno la disoccupazione e il numero di persone che vive sotto la soglia della povertà è ben oltre il doppio della media nazionale.
Particolarmente interessante è che oltre la metà del debito é costituito da scoperti nei confronti di casse pensioni e istituzioni sanitarie, quali ospedali, case per anziani e assicurazioni! Il disastro andrà a colpire nei prossimi anni, proprio quelle fasce di cittadini che ad ogni costo si volevano difendere.
Fortunatamente la situazione del nostro cantone Ticino é ben diversa, anche se una qualche similitudine nelle proposte alla soluzione dei problemi si potrebbe anche ravvisare.