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Malpensa, odissea di un turista qualunque nella patria del Ragionier Fantozzi
Cronaca di un volo notturno. Aereo in ritardo di due ore e mezza e all'atterraggio, in piena notte, mancano la scala e il bus. E il terminal è in tilt per un temporale. Attese di oltre un'ora ai nastri del ritiro bagagli

Se l’aereo si guasta son sempre problemi. Ma è meglio che si guasti a terra che in volo. Però all’aeroporto mica te lo dicono subito che si è guastato. Vedi solo un ritardo sul tabellone delle partenze. Prima un’ora. Poi un’ora e mezza. Poi ci attaccano dieci minuti qua e un quarto d’ora là. Arrivi a temere che, essendo un volo di tarda serata, alla fine verrà soppresso e ti diranno di ripresentarti il mattino dopo.

Ti aspetti di vedere comparire sul display da un momento all’altro la fatidica scritta “delete”. Ovviamente, nell’era della comunicazione in tempo reale, gli annunci al microfono sono qualcosa di sconosciuto. Forse di troppo obsoleto. Ti informi, ma le informazioni sono incerte e frammentarie. Ma arriverà, e quindi partirà, ‘sto benedetto aereo? “Non si sa mai con queste compagnie low cost”, dice la signorina del “desk”. Il problema è che non ci sono alternative: ormai da Malpensa ad Olbia, oltre ai charter, c’è solo l’Easy Jet.

Poi, quando ormai il ritardo sfiora le due ore, ti dicono che la compagnia si è degnata di fornire una comunicazione ufficiale: l’aereo che avrebbe dovuto decollare da Olbia alle 21,45 ha dovuto essere sostituito con un altro “aeromobile” che dovrebbe essere decollato da Malpensa attorno alle 22,30. Quindi, partenza non prima di mezzanotte. Ti informano che a compensazione dell’imprevisto hai diritto a un buono pasto.

Oddio, buono pasto… Un panino implasticato e una bibita. Niente birra o vino però. Se vuoi un “alcolico” te lo paghi di tasca tua. Non sia mai che l’Easy Jet promuove l’alcolismo! Vabbè, ti metti il cuore in pace e aspetti. Poi sali a bordo e il personale, che dovrebbe essere già a casa da un pezzo, e nasconde a stento lo “scazzo” per gli straordinari, si scusa. Tutti gentili, non c’è che dire. L’aereo recupera un po’ di ritardo in volo e atterra a Malpensa verso l’una.

Sulla pista deserta piove a dirotto. Si può scendere? Macché. Manca la scala. Il comandante sbircia fuori dall’oblò e dà segni di nervosismo. Ma come manca la scala? Poi, dopo un buon quarto d’ora, arriva la scala. Ovviamente scoperta, anche se piove a dirotto. Ma manca il bus. “Siamo nella repubblica delle banane!”, impreca un giovane che ha prenotato una macchina per andare a Torino. L’autonoleggio chiudeva a mezzanotte, ma spera ancora che l’abbiano aspettato. Però, più passano i minuti più gli si profila l’incubo di una notte in aeroporto.

Passano altri dieci minuti e, finalmente, arriva anche il bus. I passeggeri scendono dall’aereo. Tutti a ritirare i bagagli. Dai che alla fine ce l’abbiamo fatta… No, un attimo. “Sotto l’ala chi ci va?”, chiede il comandante. Nemmeno l’ombra di personale aeroportuale. “Ok, ci vado io”, dice sconsolato, e si mette in posizione. L’uomo sotto l’ala dev’essere una misura prevista dalle norme di sicurezza. È l’una e mezza. Ma al famigerato Terminal 2 sembra di essere al mercato del bestiame. Ci sono almeno trecento persone che attendono le loro valigie attorno ai nastri trasportatori. E i nastri non girano. Basta dare un’occhiata ai tabelloni per capire che quella gente, che arriva da Catania, da Palma e da Ibiza, è lì da un’ora, chi da un’ora e mezza, in attesa dei bagagli.

Qual è il problema? Boh, nessuno lo sa. I passeggeri sono lì che aspettano. Rassegnati. Non si chiedono più nemmeno perché. Forse, anche quell’incomprensibile attesa fa ormai parte della normalità nella patria del Ragionier Fantozzi. Ovviamente, anche a Malpensa, le comunicazioni al microfono sono qualcosa di sconosciuto. Cerchiamo di capire. Mentre un nastro inizia a girare chiediamo al banco dei bagagli smarriti. La signorina dice che c’è stato in violento temporale su Linate e che alcuni aerei – almeno cinque – hanno dovuto essere dirottati su Malpensa, al Terminal 1. Così, il sistema di consegna delle valigie è andato il tilt. “Il personale è già poco, si figuri con ‘sto caos, ha dovuto dividersi tra i due terminal”. Quindi bisogna armarsi di altra pazienza e aspettare.

Ecco. L’aeroporto internazionale di Malpensa, operativo 24 ore su 24, quello che fino a pochi anni fa avrebbe dovuto essere l’Hub del Sud Europa, una specie di Dubai del Mediterraneo, va in down per un temporale. Ma l’odissea non è finita. Anche le navette dei “park and fly” sono in affanno a causa dell’imprevisto. Poco personale anche lì, per risparmiare, ovviamente. Come se guadagnassero poco ad affittarti per cinque euro al giorno un paio di metri quadrati che gli costeranno sì e no, tutto compreso, trenta euro al mese. Esagerando. Quindi bisogna aspettare fuori dall’aeroporto altri 50 minuti. Così si fanno quasi le 3.

Non diciamo del deserto che regna negli immensi spazi del Terminal 2, che per la qualità dell’arredo ricordano più un mercato ortofrutticolo che un aeroporto. Nemmeno un bar aperto, naturalmente. Solo qualche distributore automatico di bibite. Ma nessuno s’incazza. Va bene così. La gente è abituata e rassegnata. Viva l’Italia, come cantava De Gregori, l'Italia nuda come sempre, l'Italia con gli occhi aperti nella notte triste… Viva l'Italia, l'Italia che resiste. emmebi

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