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Se ci sarà un attacco contro la Siria, aspettatevi risposte a tutto campo, perché "non siamo l'unico attore nella regione". Lo ha detto il presidente siriano Bashar al Assad alla rete televisiva statunitense Cbs. Assad ha negato che il regime sia dietro agli attacchi di gas nervino e sostiene che le forze governative siano state esse stesse prese di mira dall'uso di armi chimiche.
La Russia ha da parte sua reso noto di voler agire "in coordinamento" con l'Iran sulla crisi siriana "per evitare una situazione catastrofica nella regione": lo ha indicato il viceministro degli esteri russo Mikhail Bogdanov incontrando il suo omologo iraniano Hossein Amir-Abdollahian a Mosca. Bogdanov ha annunciato che il presidente russo, Vladimir Putin, e quello iraniano, Hassan Rohani, si incontreranno a breve.
"La guerra nella regione non porterà a risultati positivi ma solo all'aggravamento della situazione, e non soltanto in questa regione ma in tutto il mondo", ha detto Amir-Abdollahian. "Per questo - ha aggiunto - riteniamo che la strada politica della soluzione del conflitto siriano sia obbligatoria".
Per quanto riguarda gli Stati Uniti, al Senato il presidente americano Barack Obama affronta una battaglia dura ma non impossibile, mentre alla Camera i numeri, al momento, sembrano essere proibitivi: sarebbero troppi i deputati già decisi a votare contro di lui. Da qui la "tentazione" di lanciare i raid dopo il solo voto della Camera alta, bypassando di fatto la pronuncia della Camera dei rappresentanti. È lo scenario estremo ipotizzato da un noto analista, Mark Halperin, durante "Morning Joe", una popolarissima trasmissione del mattino sulla Msnbc.
Intanto sul terreno si continua a combattere. Almeno undici agenti di polizia sono morti e altri dieci sono rimasti feriti la notte scorsa nella città di Homs, quando tre razzi lanciati dai ribelli hanno colpito una stazione delle forze di sicurezza. Lo riferisce l'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus).