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Militare, negozi aperti ed epidemie, il popolo rispetta le consegne
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Vittoria su tutta la linea per il Consiglio federale - che si è detto molto soddisfatto - e il parlamento questa fine di settimana in cui i cittadini hanno ubbidito alle indicazioni di voto. No all'abolizione del servizio militare obbligatorio (73,2%), sì alla legge sul lavoro (55,8%) - il tema più combattuto - che permetterà ai negozi annessi alle stazioni di servizio di ampliare l'assortimento durante la notte e sì alla legge sulle epidemie (60%), che in futuro dovrebbe meglio proteggere la popolazione dalle malattie contagiose. Partecipazione alla consultazione ferma al 46,5%.

SERVIZIO OBBLIGATORIO - Spazzata via da Cantoni, ma soprattutto dal popolo, l'iniziativa "Sì all'abolizione del servizio militare obbligatorio" lanciata dal Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE). Nessun cantone ha sostenuto il testo, bocciato da oltre 7 cittadini su 10. In totale i "no" sono stati 1,76 milioni, i "sì" 646 mila. Nessun Röstigraben, ma i Romandi sono stati meno decisi nella loro scelta. Uri il cantone più contrario all'iniziativa (85%), seguito da Nidvaldo (84,3%), e Appenzello Interno (84,2%). In Ticino il no ha raggiunto il 72%. I cantoni "meno contrari"al testo sono stati Giura (58,6% di no all'abolizione) e Ginevra (57,9%).

GSsE però non si dice sorpreso, in quanto l'esito era prevedibile. "L'obbligo appartiene alla coscienza svizzera e non siamo riusciti a convincere la gente del contrario. Gli argomenti non mancavano ma i sentimenti sono stati più forti dei fatti", ha commentato il portavoce del GSsE Nikolai Prawdzic.

La riflessione sull'ammodernamento dell'obbligo deve però continuare, secondo la Società degli ufficiali, il cui presidente Denis Froidevaux ha dichiarato: "l'iniziativa ci ha fatto perdere due anni", ma l'esito del voto "consolida l'esercito".

STAZIONI SERVIZIO - E' stato il tema più combattuto e quello che l'ha spuntata con il minore scarto. La modifica della Legge sul lavoro è stata accettata dal 55,8% dei cittadini. Complessivamente i "sì" sono stati 1'324'530, i "no" 1'049'502. Solo cinque cantoni (Uri, Friburgo, Vallese, Neuchâtel e Giura) hanno respinto il progetto. I più scettici sono stati i giurassiani, il cui no è stato del 65,3%.

I cantoni che hanno maggiormente approvato le nuove disposizioni sono Zugo (63,9% di "sì"), Ticino (63,6%) e Zurigo (62,3%). Percentuali superiori al 60% anche a Nidvaldo (62,5%) e Grigioni (60,0%). In 8 cantoni (Appenzello Interno ed Esterno, Berna, Glarona, San Gallo, Sciaffusa, Soletta e Turgovia) la legge è stata approvata di misura (con meno del 55% dei voti). Dicono i vincitori: "Il popolo non si è fatto ingannare dalla sinistra e dai sindacati", mentre per questi ultimi la popolazione ha espresso forti riserve e le nuove norme "si dovranno applicare in senso restrittivo".

Il dibattito però è lungi dall'essere chiuso. Due altri progetti sono già stati trattati dalle Camere e attendono di venir concretizzati: il risultato del voto odierno peserà. Si tratta di due mozioni, dei "senatori" ticinesi Filippo Lombardi (PPD) e Fabio Abate (PLR).

LEGGE EPIDEMIE - Chiaro anche il "sì" alla legge sulle epidemie, senza esitazione. La legge secondo le autorità permetterà di proteggere in futuro meglio la popolazione dalle malattie contagiose. La nuova normativa, combattuta da un referendum, è stata approvata dal 59,99% della popolazione. Dei 26 cantoni solo quattro hanno votato contro (Uri, Svitto i due Appenzello). In Ticino il sì ha raggiunto il 64,4%, nei Grigioni il 55,8%. Complessivamente a livello federale hanno approvato l'oggetto 1'416'452 persone, mentre i contrari sono stati 944'648. La partecipazione si è attestata al 46,7%.

"Uno strumentario a disposizione delle autorità adattato alle esigenze del 21esimo secolo", secondo i favorevoli, i quali dicono che la libertà del singolo di vaccinarsi "sarà garantita anche in futuro". Delusi, ma anche soddisfatti del risultato i contrari alla legislazione, per i quali una parte importante della popolazione "ha capito" e se ci fosse stata una stampa più leale "avremmo potuto fare ancora meglio".

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