Il mio navigatore è programmato per percorrere strade senza pedaggio. Significa che oltre i confini elvetici non uso mai le autostrade.
di Mario Ritter
Qualche misura: dal Ticino a questo punto del viaggio mi sono già digerito 1200 km. Altro pieno da 130 Euro (il diesel in Francia è a 1.20 Euro il Lt) e un po’ di spesa, 48 euro).
Regoletta nr 2: il mio navigatore è programmato per percorrere strade senza pedaggio. Significa che oltre i confini elvetici non uso mai le autostrade. Quando il meccanismo mi guida mio malgrado su una strada di grande scorrimento mi fermo e immetto nel navigatore la località che la mappa stradale cartacea mi indica come raggiungibile solo con una strada a percorrenza più lenta.
Motivo: usando le autostrade o le superstrade finisci per evitare cittadine e villaggi che di fatto sono delle piccole perle. Perdi una architettura, perdi gli allestimenti urbani (illuminazione, idranti, numerazioni stradali, a volte dalla foggia molto particolare) le persone, il loro abbigliamento, ecc.
Riparto da Alençon, questa tappa mi porterà al Mont San Michele .
Raggiungo l’isolotto verso le 17.00. Non esagero quando dico che è un posto magico il Mont Saint Michel (che in seguito chiamerò Mont per semplificare). Un promontorio a forma di cono che esce direttamente dal mare e svetta in stile piramidale verso il celo con una straordinaria verticalità. Con l’alta marea Mont lo si raggiunge solo attraverso un istmo di terra. È cinto da alte mura ed é protetto dalla scogliera sul versante del mare aperto. Racchiude un minuscolo villaggio composto da una cinquantina di case , addossata l’una all’atra aggrappate alle falde rocciose. Sopra i tetti delle case si staglia, imponente e misteriosa la grande chiesa dedicata all’arcangelo Michele. Una base larga che gradatamente aggredisce lo spazio in altezza con delle pareti molto alte a strapiombo sulle casupole e sul mare. Gli immensi locali e spazi inferiori, quelli a livello del piano roccioso sul quale poggia l’abazia, sono delle immense sale fitte di grosse colonne. Sopra quelle una serie di locali fanno da base alle soprastanti immense navate gotiche. Poi chiostri, giardini interni ed altri locali dominati da un’alta torre sovrastata da una imponente e slanciata guglia.
Ma la cosa più sorprendente, non mistica, è legata alla socialità e alla gestione del territorio. Un posto così non può non nascondere modalità di amministrazione del territorio e delle persone eccezionali.
Dal momento che non sono solito quando viaggio “Ndaa in don baül e torna n-dre in don armadi”, detto di chi parte per colmare della “noia” senza alcun interesse per ciò che sta per vivere, osservo, scambio due chiacchiere con la gente. Le mie fonti sono albergatori, camerieri, negozianti, agenti di polizia ed amministratori comunali.
Mont conta quarantun residenti e viene visitato annualmente da circa 3 milioni di persone (20/25000 al giorno). L’esecutivo comunale è formato da 9 consiglieri. Una particolarità del diritto vigente: chi paga una qualsiasi tassa sul territorio ha diritto di voto in materia locale.
Questo luogo mistico e magnifico nasconde delle insidiose trappole naturali a volte mortali. La sicurezza delle persone è quindi una priorità ed in cima alla lista vi sono le maree. Se ne fa carico la Polizia municipale la cui missione è dettata dal “Pouvuoir des mers “ vigente su tutte le realtà marittime e lacuali del territorio nazionale. Viene quindi da chiedersi: perché le maree sono pericolose? Normalmente tutti noi ne godiamo di questo evento naturale, questi affascinanti flusso e riflusso delle acque. Il problema sta nel come la dinamica che lo caratterizza si esprime in quel luogo. Mi dice un poliziotto: “la frequenza delle grandi alte maree è di una volta nel mese di marzo e una in settembre. Ogni giorno invece le maree sono due, una il mattino una la sera in orari sempre diversi, maree se così si può dire “normali”. Ma a fronte delle grandi maree un sacco di turisti si dimostrano impreparati e per di più, a volte, scriteriati.
La caratteristica delle maree alte è la velocità con la quale la massa d’acqua si muove. Bisogna considerare che la spiaggia si sviluppa per alcuni chilometri attorno al Mont e lungo la costa come pure verso il mare aperto. Nel periodo estivo brulica di persona alla ricerca di molluschi, conchiglie, oppure prendono il sole sui banchi di sabbia candida, lontani centinaia di metri dalla zona sicura. Gruppi di giovani turisti giungono a tarda sera e piantano le tende sulla sabbia. Oppure vi accedono con mezzi meccanici e si spostano velocemente in direzione del mare. La marea quando arriva copre la distanza del mare aperto al Mont in pochi minuti. Le persone non se lo aspettano. Qualcuno viene preso dal panico. Altri nel tentativo di recuperare il più possibile di oggetti ritardano nel raggiungere il lembo di terra sicuro e rimangono bloccati in acqua. Con l’ausilio di potenti altoparlanti, un’ora e mezza prima dell’inizio della risalita dell’acqua (tale è il tempo necessario per l’evacuazione completa della spiaggia) , in una decina di lingue, parte un invito registrato ad abbandonare la spiaggia e a raggiungere la zona di sicurezza.
A dipendenza del grafico inviato dalla Guardia Costiera invitiamo le persone a rimuovere le rispettive auto e a raggiungere l’entroterra. Purtroppo alcune persone prendono alla leggera i nostri avvisi e ogni anno dobbiamo intervenire più volte con l’elicottero. A bordo del velivolo ci sono “Les Pompier-Sapeur” simili ai nostri pompieri. I nostri avvisi sono precisi e scanditi dalle “tavole delle maree” che ci indicano i livelli dell’acqua nell’anno, mese per mese, giorno per giorno. Succede che qualche auto rimanga bloccata in acqua perché il titolare è in gita nell’entroterra o semplicemente non ha fatto in tempo a saltare a bordo e spostare il veicolo. Noi non procediamo ad evacuazione alcuna. A tutto deve provvedere il proprietario che poi dovrà anche assumersi l’onere dei costi relativi alla contravvenzione commessa. Anche l’improvviso maltempo che a volte caratterizza le coste dell’atlantico pone grossi problemi. La meteo muta all’improvviso. La gente fugge in massa dall’isolotto verso i veicoli abitabili o i torpedoni o le vetture. Anche in questo frangente i potenti altoparlanti dislocati in tutta l’isola amplificano un messaggio d’invito alla calma.
Una curiosità: per l’illuminazione notturna della sola abbazia in un anno si spendono ca 27000 euro (2007), un consumo che, sentito il parere di un professionista ticinese, tradotto nella nostra valuta corrisponde a 44500 fr. Dato il costo del kilowattora, da noi per illuminare monumenti simili, è di fr 0.173ca. Quel saldo corrisponderebbe ad un consumo di 257225 kilowatt, grosso modo il consumo in un anno di 10 chiese nel Luganese che fossero illuminate ogni notte dalle 19.00 alle 05.00.
Si è fatta notte, domani continuerò l’esplorazione dell’isola. Mi sono trovato un posticino, in mezzo ad un nugolo di camper e roulotte su un lembo di terra nella zona di sicurezza, a due/trecento metri dall’immensa porta d’accesso alla cittadella. Dalla finestrella che sovrasta il tavolo del camper, che una volta ripiegato diventa un letto francese, mi godo il Mont illuminato. La luce di diffonde su quelle monumentali pareti , giocando con le ombre prodotte con intelligenza dall’architettura maestosa dell’abazia. Sotto, le casupole, sembrano vivere di rendita grazie agli spettacolari effetti che si sprigionano del monumento sovrastante. Con quello spettacolo negli occhi mi addormento...
Mario che viaggia e canta