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Una fotografia inimmaginabile 20 anni fa in Turchia, quando solo pronunciare la parola "curdo" poteva portare in carcere: quella di un primo ministro turco sorridente accanto al presidente curdo del Nord Iraq (Krg), l'ex-capo guerrigliero Massud Barzani, in mezzo a una folla festante di curdi nel cuore di Diyarbakir, capitale del Kurdistan turco.
Ma è successo oggi, per iniziativa del "sultano" di Ankara Recep Tayyip Erdogan, in uno dei rovesciamenti di situazione di cui il capo del governo turco ha il segreto.
La visita, già definita "storica" dallo stesso Erdogan, sigilla un'alleanza politica, strategica ed economica fra Ankara e il leader curdo-iracheno, sotto la spinta degli sconvolgimenti regionali provocati dalla crisi siriana.
L'opposizione turca e il partito curdo Bdp hanno accusato Erdogan di aver organizzato un grande rito elettorale, con la complicità di Barzani, in vista delle amministrative turche di marzo.
Per l'occasione è comunque tornato anche Sivan Perwer, icona della musica curda, in esilio da 37 anni in Germania, che ha cantato davanti ai due leader a un matrimonio collettivo di 300 coppie curde.
Il primo obiettivo dell'alleanza fra Erdogan e Barzani è cercare di puntellare il fragile processo di pace nel Kurdistan turco - oltre 30'000 morti in 30 anni - avviato in dicembre con il leader Abdullah Ocalan, ma congelato da settembre. I ribelli accusano Erdogan di non rispettare gli impegni e di avere proposto solo riforme cosmetiche invece di quelle vere chieste dai curdi - autonomia, liberazione di migliaia di detenuti, ampi diritti culturali - e non escludono un ritorno alle ostilità.
Del resto, Barzani e Ocalan sono - rileva l'analista Sedat Ergin - i due grandi leader dei 30 milioni di curdi sparsi fra Turchia, Siria, Iraq e Iran, che sognano di un futuro Grande Kurdistan, ma sono leader rivali: uno conservatore, l'altro di ispirazione marxista.
Nel comizio tenuto a Diyarbakir con Erdogan, Barzani ha subito chiesto "ai fratelli curdi e turchi di sostenere il progetto di pace" del premier. Erdogan gli ha fatto eco aggiungendo che "turchi e curdi non devono più dilaniarsi".
Ma l'intervento di Barzani, - avverte Ergin - nel delicato processo avviato con il Pkk, che finora ha rispettato la tregua decisa in marzo, comporta dei rischi. Il Pkk potrebbe sentirsi scavalcato e rispondere con la violenza a quella che potrebbe vedere come una trappola.
La visita "storica" di Barzani interviene d'altronde a pochi mesi dalle amministrative. Il partito islamico Akp di Erdogan è in lotta con il partito curdo Bdp, vicino al Pkk, per la supremazia nel Kurdistan turco. E il Bdp ha già accusato Barzani di prestarsi al gioco della "propaganda Akp".
L'alleanza fra Ankara e Arbil ha anche solide radici economiche. I rapporti fra Turchia e Krg continuano a riscaldarsi, grazie al gas e al petrolio curdo-iracheni. La Krg ha bisogno del vicino turco per venderli, sfuggendo al controllo del governo centrale di Baghdad. E la Turchia, senza fonti proprie di energia, è assetata di gas e petrolio.
In questo momento Erdogan e Barzani però hanno soprattutto un avversario comune: Saleh Muslim, leader del Pyd, il primo partito curdo-siriano, che nei giorni scorsi ha annunciato la creazione di un'amministrazione autonoma nelle aree che controlla, dopo avere sconfitto i miliziani di Al Qaida. Una mossa criticata da Barzani - il Pyd, vicino ad Ocalan, ha preso il sopravvento sui suoi alleati politici - e dalla Turchia, che vede avvicinarsi lo spettro di un futuro Grande Kurdistan nel timore che possa portarsi via anche una fetta importante dell'Anatolia.