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CSt: Svizzera-Sudafrica, censura su documenti non si tocca
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Gli storici e, con essi, l'opinione pubblica, dovranno pazientare ancora prima che venga fatta piena luce sui rapporti tra la Svizzera e il Sudafrica dell'apartheid. Rispondendo oggi a un interpellanza del "senatore" Paul Rechsteiner (PS/SG), la consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf ha detto che il governo non intende levare la censura parziale su una parte dei documenti custoditi all'archivio federale di Berna finché non ci sarà chiarezza sulla causa collettiva pendente negli Stati Uniti contro aziende che hanno collaborato col regime criminale di Pretoria.

Per Rechsteiner, la censura sui documenti - introdotta nel 2003 - è un provvedimento anacronistico e antidemocratico. Gli storici e l'opinione pubblica, ha sostenuto, hanno il diritto di conoscere tutta la verità sulle relazioni tra il nostro Paese e il regime dell'Apartheid resosi responsabili di gravi crimini contro l'umanità, crimini tra l'altro riconosciuti dalla Confederazione.

Per il sangallese non è comprensibile l'atteggiamento di chiusura del Consiglio federale su questo dossier, mentre ogniqualvolta gli Stati Uniti fanno pressione la Svizzera è disposta a fornire documenti confidenziali sui clienti Usa delle banche svizzere.

Nella sua replica, la ministra delle finanze ha ricordato che la censura riguarda solo quei documenti che includono i nomi di aziende e clienti, mentre tutti gli altri sono consultabili. Tra l'altro la ministra grigionese ha accennato alla prassi piuttosto liberale in vigore da noi riguardo la consultazione di documenti storici.

Nella sua risposta scritta, il Consiglio federale precisa che le imprese svizzera, dal novembre 2009, "non sono più direttamente interessate dalla denuncia collettiva". Tuttavia, dopo un esame approfondito della situazione e sulla base di una perizia giuridica, l'Esecutivo ha deciso di mantenere la limitazione d'accesso ai documenti finché non sarà pronunciata la sentenza di prima istanza (che si attende ancora n.d.r), al fine di garantire l'uguaglianza giuridica.

Infatti, "fintanto che il tribunale competente non avrà preso una decisione definitiva in merito sussiste il rischio che, nel caso emergano fatti nuovi, le imprese svizzere siano coinvolte nuovamente nell'attuale processo e che risultino svantaggiate a causa della prassi liberale della Svizzera rispetto all'estero per quanto riguarda la consultazione di documenti dell'Archivio federale". In pratica si vuole evitare che avvocati possano approfittare dell'accesso agevolato ai dossier.

La decisione del 2003 è caduta mentre era in corso un programma di ricerca sulle relazioni tra Berna e Pretoria finanziato dal Fondo nazionale svizzero (FNS "42+") e diretto dallo storico basilese Georg Kreis. La censura decretata dal Governo ha sì ritardato i lavori, ma ha tuttavia permesso di giungere alla conclusione che, nelle sue relazioni col Sudafrica dell'apartheid, le autorità elvetiche hanno dato la precedenza agli interessi economici a scapito del rispetto dei diritti umani.

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