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Il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha avviato un procedimento penale contro ignoti in relazione ad attività di spionaggio svolte in Svizzera a favore di stati terzi. La notizia, pubblicata dalla stampa domenicale, è stata confermata dalla stessa Procura federale, secondo la quale gli indizi di reato sono concreti: "sono in corso diversi accertamenti e i dati vengono costantemente analizzati".
L'MPC ha avviato il procedimento giovedì scorso per presunta violazione dell'articolo 271 del codice penale svizzero che sanziona "gli atti compiuti senza autorizzazione per conto di uno stato estero". Nel caso in esame per avviare indagini il Ministero pubblico deve ottenere il consenso del Consiglio federale. La relativa richiesta è stata inviata venerdì al governo, che dovrà ora esaminare il caso.
La Procura federale, in merito a questa vicenda, non ha voluto fornire dettagli, invocando il segreto d'ufficio e di inchiesta. Non ha quindi precisato quali siano i servizi segreti esteri presi di mira dal procedimento, ma secondo i domenicali SonntagsZeitung" e "Le Matin Dimanche" al centro dell'attenzione vi sarebbero gli 007 americani. Interrogato su questo punto l'MPC non ha voluto confermare, né peraltro smentire.
Già nello scorso luglio la comunità di interessi "Società digitale" ("Digitale Gesellschaft") aveva presentato denuncia contro ignoti all'MPC puntando il dito contro il programma di spionaggio americano "Prism" della National Security Agency (Nsa), venuto alla luce dopo le rivelazioni della "talpa" del Datagate Edward Snowden.
Tali rivelazioni avevano suscitato molte reazioni sul piano politico. Il Consiglio federale, almeno per ora, non ha però intrapreso iniziative. L'11 novembre si è limitato a dire di "aver proceduto a un esame delle misure ipotizzabili" dando mandato ai dipartimenti interessati di approfondire la questione.