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Francia: Parigi rovescia le carte, Arafat non fu avvelenato
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"Yasser Arafat non è morto per avvelenamento da polonio, ma per cause naturali": dopo lunghe ricerche, gli esperti francesi rovesciano le conclusioni di un rapporto svizzero ed escludono la tesi dell'avvelenamento del leader palestinese, morto all'età di 75 anni, l'11 novembre 2004, nell'ospedale militare di Percy, vicino a Parigi. La vedova, Suha Arafat, si dice ora "sconvolta" per le contraddizioni tra le conclusioni elvetiche e quelle francesi sulle cause della morte del marito.

"Se sapeste quanto sono sconvolta per queste contraddizioni. Che bisogna pensare?", si è chiesta a caldo la donna, affermando peraltro di non voler accusare "nessuno" e senza sposare nell'immediato alcuna tesi.

Il rapporto di Parigi, commissionato agli esperti dalla giustizia francese, "scarta la tesi dell'avvelenamento e va nel senso di una morte naturale", ha annunciato oggi una fonte all'agenzia France Presse. Secondo France Inter, gli esperti concludono che Arafat sia morto per "cause naturali in seguito a un'infezione generalizzata".

Da Ramallah, il nipote di Arafat, Nasser al-Qidwa ha espresso scetticismo. "Fino ad ora, non ho visto questo documento. Ma ogni nuova informazione sulla morte di Arafat, in particolare se viene dalla Francia, dovrebbe essere coerente con il rapporto dell'ospedale del 2004".

Perplesso anche un altro responsabile palestinese che chiede l'anonimato: "Se dicono che Arafat è morto per cause naturali, perché non dirlo già dal 2004?".

"Dobbiamo prima vedere il rapporto, poi prenderemo una decisione", ha osservato da parte sua il presidente della commissione ufficiale d'inchiesta palestinese, Tawfik Tirawi, riferendo che la sua indagine sta per concludersi. "Vi prometto - ha spiegato a un'emittente locale - che la prossima conferenza stampa sarà l'ultima e che faremo luce sull'identità di quanti hanno eseguito, preso parte o erano a conoscenza della uccisione del rais".

Nel luglio 2012, Suha Arafat presentò una denuncia contro ignoti per omicidio dopo l'individuazione di tracce di polonio su alcuni effetti personali del marito da parte di analisti di Losanna ai quali ella stessa si era rivolta. I giudici ordinarono allora di riesumare la salma, ciò che venne puntualmente fatto nel novembre 2012 con l'autorizzazione del presidente dell'Autorità nazionale palestinese (Anp) e successore di Arafat, Abu Mazen. Tre diverse squadre di inquirenti - svizzeri, francesi e russi - hanno poi analizzato separatamente una sessantina di campioni.

Ma al termine dei rispettivi approfondimenti, le conclusioni delle tre equipe risultano adesso divergenti: al contrario dei francesi, gli svizzeri hanno detto di propendere per la tesi dell'avvelenamento, dopo aver trovato quantità di polonio 20 volte superiori a quelle misurate abitualmente, ma senza spingersi a sostenere in modo categorico che la micidiale sostanza radioattiva sia stata direttamente all'origine del decesso. Quanto ai russi, infine, il tempo trascorso rende impossibile affermare che il polonio c'entri con il decesso.

Dopo la divulgazione dei primi rapporti, il presidente Abu Mazen chiese una commissione d'inchiesta internazionale. "Israele è il primo, il principale e unico sospetto", disse a sua volta Tirawi, nel corso d'una conferenza stampa a Ramallah.

Ma lo Stato Ebraico, che nega da sempre ogni coinvolgimento, coglie la palla al balzo dopo i risultati francesi. L'expertise di Parigi non rappresenta "alcuna sorpresa per noi", taglia corto per bocca del portavoce del ministero degli esteri Yigal Palmor. Tel Aviv respinge i sospetti come "accuse senza fondamento, avanzate senza la minima prova (...) Israele non ha ucciso Arafat, punto e basta".

Il referto medico dell'ospedale di Percy Clamart, pubblicato il 14 novembre 2004, si limitò del resto a far riferimento a una grave infiammazione intestinale e a disturbi della coagulazione, senza chiarire le cause della morte del rais. E all'epoca la moglie non pretese alcuna autopsia sul corpo del marito.

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