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Non più di 100 delle 300 banche svizzere si annunceranno entro fine anno per il programma offerto dal ministero di giustizia americano volto a regolare i casi di evasione fiscale: ne è convinto Peter V. Kunz, professore di economia all'università di Berna, che sottolinea la grande sensazione di incertezza che domina nel settore. Non mancano inoltre le critiche all'operato della Finma.
"Sarei veramente sorpreso se al momento attuale si annunciassero oltre cento banche", afferma Kunz in un'intervista pubblicata dal portale cash.ch. In base all'agenda dettata da Washington entro fine anno devono farsi avanti gli istituti del cosiddetto gruppo 2, quelli cioè che ritengono di avere fondati motivi per credere di aver violato il diritto fiscale statunitense e che, attraverso il pagamento di una multa, intendono sottrarsi a un procedimento penale.
"Le ultime settimane sono state caratterizzate da allarmismo e da scenari dell'orrore. Sono però convinto che i consigli di amministrazione degli istituti saranno sufficientemente assennati per non annunciarsi in modo affrettato alla Finma". Secondo l'esperto il termine di ieri fissato dall'autorità di vigilanza svizzera è giuridicamente irrilevante. A suo avviso la Finma vuole solo farsi un'idea della situazione, "misurare la febbre nell'ambito di questo dossier".
Viene invece definita "perlomeno sbagliata" da Kunz la pressione esercitata dal direttore della Finma Patrick Raaflaub, che di recente ha invitato le banche a cogliere l'offerta americana, pur definita onerosa e non giuridicamente sicura, spingendo affinché nel dubbio scelgano la categoria 2 e non la 3 (quella degli istituti che ritengono di essere rimasti nella legalità) "La Finma non ha le basi giuridiche per farlo", puntualizza lo specialista. L'organismo - continua - ha tendenza ad attivarsi su fronti in cui è dubbio che abbia la competenza. "Non è possibile giustificare tutto sempre semplicemente con la gestione dei rischi", argomenta il giurista.
Secondo Kunz molti istituti si trovano in una situazione di profonda incertezza: non tanto riguardo all'entità delle multe, che si possono bene o male stimare avendo a disposizione i dati necessari, quanto su quello che succederà ulteriormente. "Poiché si continua a non sapere cosa effettivamente significhi partecipare al programma".
Ma Raaflaub non ha detto che l'IRS, il fisco americano, sostiene il programma e lo considera il punto finale della vicenda? "A mia conoscenza l'IRS non ha mai comunicato pubblicamente in questo modo". Anzi, se l'IRS non si atterrà alle assicurazioni di Raaflaub si pone anche la questione di una responsabilità dello stato svizzero nei confronti delle banche che hanno fatto affidamento sulle sue parole.