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Enrico Letta incassa la fiducia su un ampio programma di riforme economiche ed istituzionali per il 2014, ottenendo 379 voti favorevoli e 212 contrari alla Camera, 173 sì al Senato contro 127 no. Sarà un "nuovo inizio", assicura il presidente del Consiglio italiano avvertendo che si batterà come un leone per evitare di precipitare verso il caos. E non esitando a rispondere colpo su colpo agli attacchi di Forza Italia, Lega e - soprattutto - Movimento Cinque Stelle. Ed è proprio contro Beppe Grillo che il premier ingaggia il primo scontro verbale a Montecitorio, accusando l'ex comico di "avallare la violenza" e "incitare all'insubordinazione delle forze dell'ordine".
Prova che difficilmente l'auspicio dello stesso Letta di coinvolgere le opposizioni nel processo di riforme costituzionali avrà qualche chance di successo. Anche se tutti, almeno a parole, condividono l'obiettivo di archiviare il bicameralismo perfetto, di ridurre il numero dei parlamentari e di superare il Titolo V.
L'intervento di Letta - replicato qualche ora dopo in Senato - è lungo ed articolato. Elenca le misure che ritiene necessarie per "evitare di rigettare il paese nel caos, proprio quando sta rialzandosi".
Si vede che ha concordato diversi punti programmatici con il neosegretario del Pd Matteo Renzi come un sito per la trasparenza della Pubblica amministrazione o l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti.
Il premier continua a nutrire sospetti sulle reali intenzioni di Renzi: lo si capisce quando sottolinea che il patto di coalizione (ribattezzato "impegno 2014") di gennaio non potrà rimettere in discussione il voto di fiducia odierno. Un modo per blindare l'esecutivo di fronte ad eventuali tentazioni di chi vorrebbe tornare alle urne anzitempo. Lui stesso precisa però che l'orizzonte temporale dell'esecutivo resta di 18 mesi. Che partono da aprile, precisa in Senato per evitare polemiche.
Sul fronte della legge elettorale il premier conferma che deve essere maggioritaria e con le preferenze, precisando che la responsabilità della sua riforma ricade in primis su governo e maggioranza e poi sul Parlamento.
Ma è sul fronte economico che Letta insiste particolarmente. Promette una riforma degli ammortizzatori sociali, l'abbattimento del costo del lavoro, la riduzione delle tariffe assicurative, l'ingresso dei lavoratori nell'azionariato di aziende pubbliche come Poste e nuove risorse per istruzione, scuola e ricerca.
Il prossimo Consiglio dei ministri, poi, varerà Destinazione Italia per favorire gli investimenti esteri e che, oltre ad un credito di imposta per la ricerca e a fondi per la digitalizzazione delle piccole e medie imprese, conterrà una riduzione dei costi dell'energia con un alleggerimento delle bollette da 600 milioni.