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Siria: centinaia morti in raid su Aleppo, atrocità al Qaida
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In Siria almeno 256 persone, tra cui decine di bambini, donne e anziani, sono stati uccisi nella zona di Aleppo da tre giorni di incessanti bombardamenti aerei del regime. E Amnesty International (AI) denuncia atrocità e torture compiute da mercenari di al Qaida contro civili e attivisti. Ma oggi si registra anche un monito di Mosca, alleato storico di Damasco, che ritiene che la dichiarazione di Bashar al Assad, che non ha escluso di ricandidarsi a presidente, "accresca la tensione".

Secondo quanto riferito nel dettaglio dal Centro di documentazione delle violazioni in Siria (Vdc, vdc-sy.info), piattaforma che da più di due anni documenta con precisione le generalità delle vittime della repressione del regime e della conseguente rivolta armata, sono 256 (ma il bilancio è in continuo aggiornamento) le persone uccise nei raid con elicotteri e MiG compiuti dal regime ad Aleppo e nella sua regione da lunedì a ieri.

I bombardamenti non si sono fermati nemmeno oggi, tanto che attivisti presenti sul territorio e in contatto via Skype con l'ANSA hanno riferito della morte di una dozzina di civili - di cui sono state fornite le generalità - e il ferimento di altri 40 in due diversi raid aerei: a Manbij a ridosso del confine turco, e a Darat Izza, a est di Aleppo. Tra le vittime di Darat Izza anche due bambini.

Amnesty ha intanto pubblicato un dettagliato rapporto sulle atroci violazioni commesse da mercenari qaidisti nel nord della Siria, in particolare nella regione di Raqqa, da tempo sotto il controllo di miliziani estremisti ostili di fatto alla causa dei siriani anti-regime. Secondo l'organizzazione con base a Londra, lo Stato islamico dell'Iraq e del Levante (ISIS), collegato ad al Qaida, nelle sue prigioni è autore di torture simili a quelle praticate dal regime, ed esecuzioni sommarie anche di minori.

Sempre in tema di violazioni di diritti umani, la commissione di inchiesta dell'ONU sulla Siria ha oggi accusato il regime di aver fatto un ricorso alle sparizioni forzate in modo tale da costituire un crimine contro l'umanità: "Ci sono fondati motivi per ritenere che le sparizioni forzate siano state commesse dalle forze governative come parte di un attacco diffuso e sistematico contro la popolazione civile, pari quindi a un crimine contro l'umanità", afferma la commissione. Secondo gli esperti, "le sparizioni forzate sono state perpetrate nell'ambito di una diffusa campagna di terrore contro la popolazione civile".

Arresti e scomparse sono una realtà che perdura dall'inizio della rivolta in Siria (marzo 2011), le persone, soprattutto i maschi adulti, sono state sequestrate dalle forze di sicurezza e armate siriane e dalle milizie lealiste, nel corso arresti di massa, perquisizioni, ai posti di blocco e negli ospedali, afferma il rapporto redatto in base a interviste di prima mano condotte dalla Commissione tra il marzo 2011 e il mese di novembre 2013.

Sul piano politico oggi c'è stato un botta e risposta tra Damasco e la Russia, suo decennale sponsor internazionale: per Mosca, il fatto che il presidente Assad non abbia escluso di ricandidarsi alle presidenziali, previste per la prossima estate, "accresce la tensione" nel Paese. Da Damasco ha risposto il vice ministro degli esteri, Faysal al Miqdad, secondo cui "tutti i siriani hanno il diritto di candidarsi", Assad incluso.

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