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In Afghanistan un kamikaze a bordo di un'autobomba si è scagliato contro un convoglio della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf) in transito sulla Jalalabad Road di Kabul vicino al Dipartimento delle Dogane, causando la morte di almeno tre militari stranieri e il ferimento di alcuni civili afghani.
La polizia afghana ha precisato che il kamikaze alla guida del veicolo imbottito di esplosivo è saltato in aria a circa 500 metri da Camp Phoenix, importante base militare Nato gestita dal contingente Usa.
La sanguinosa operazione, portata a termine nel primo pomeriggio, è stata prontamente rivendicata dal portavoce dei talebani Zabihullah Mujahid, che ha dichiarato che "un nostro militante, Habibur Rahman Kunduzi, ha attaccato un convoglio di forze straniere che passava vicino a una guest house degli invasori nel 9/o distretto della capitale (...) causando la morte di dodici soldati americani e il ferimento di altri".
Il bilancio, che solitamente i talebani esagerano, è stato ridimensionato in una nota ufficiale dell'Isaf, che ha confermato la morte di tre suoi uomini: un americano e due slovacchi, secondo fonti occidentali, che hanno chiesto l'anonimato. Le perdite Isaf in dicembre salgono così a tredici e quelle di soldati stranieri nel 2013 a 181.
Gli osservatori sottolineano che dopo alcune settimane di relativa calma, gli insorti sembrano aver di nuovo concentrato la loro attenzione sugli interessi americani a Kabul. Il giorno di Natale due razzi sono caduti sul compound della locale ambasciata Usa. Tutto questo allorché l'Accordo bilaterale sulla sicurezza (Bsa) fra Afghanistan e Usa, che sarà in vigore per dieci anni dal 2015, dopo il ritiro delle truppe combattenti Nato, non è stato ancora firmato, a causa della richiesta del presidente Hamid Karzai di precisi impegni di Washington.