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Impallinato in fasce e dai 'parenti': il piano per il lavoro (Job Act) immaginato da Matteo Renzi quale ricetta antidisoccupazione e contro la precarietà, non è stato ancora presentato ma già la sinistra del Partito democratico (Pd) ha intonato il requiem giudicando il progetto insufficiente e del tutto carente sul versante della crescita.
Addirittura evocando un effetto boomerang se nella situazione "drammatica" dell'Italia non portasse a una inversione di tendenza del tasso di occupazione ('il contratto unico e regole del lavoro meno macchinose non generano automaticamente una scossa positiva').
Troppa flessibilità e meno tutele dietro le quali i 'giovani turchi' (che incarnano appunto l'ala sinistra del Pd) intravedono l'ombra inquietante dell'ex ministra Elsa Fornero. Il piano anticipato dal segretario Pd, è al momento una semplice bozza che sarà messa a punto nella riunione della segreteria nei primi giorni di Gennaio.
Ma i giovani turchi ne hanno già fatto il loro campo di allenamento in vista della 'battaglia interna' che si preannuncia rovente. Quel piano - hanno messo nero su bianco in un documento Matteo Orfini, Fausto Raciti, Valentina Paris, Chiara Gribaudo - "rischia di cadere nello stesso errore" della "Fornero: camminare sulla testa dei meccanismi che regolano il mercato del lavoro (i contratti), anziché sulle gambe della crescita e così di essere, nella migliore delle ipotesi, inutile".
Critiche precipitose e preconcette, secondo i renziani irritati per l'affondo giunto a sorpresa e per di più dall'interno del partito. Immediato è stato il contrattacco al fuoco amico: il portavoce della segreteria Lorenzo Guerini sarcastico ha smontato la 'critica preventiva'. "Suggeriamo ai Giovani Turchi di aspettare la presentazione del Job Act da parte delle segreteria nazionale prima di avanzare critiche e suggerimenti", ha attaccato Guerini puntualizzando: "il lavoro è la nostra priorità" e le idee cardine del Job Act "sono quelle espresse da Matteo Renzi durante la campagna elettorale per il congresso e sulle quali si sono espressi tre milioni di nostri elettori in modo chiaro".