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Bangladesh nel caos, violenze e scioperi a vigilia voto
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Uno sciopero generale di 48 ore indetto dall'opposizione e accompagnato da violenze, vittime e gravi danni materiali ha segnato in Bangladesh la vigilia delle elezioni generali per il rinnovo del Parlamento che la premier Sheikh Hasina ha fissato, in mancanza di un consenso politico, di autorità per domani. Contro questa decisione si è scagliata una coalizione di 18 gruppi guidata dal Partito nazionalista bengalese (Bnp) della 'Begum' Khaleda Zia.

Il clima è infuocato anche perché, oltre all'agitazione per lo scontro elettorale, da molti mesi la piazza ribolle a causa dell'attività di due tribunali speciali che stanno giudicando i responsabili di crimini di guerra commessi durante la Guerra di liberazione del 1971, e che finora hanno condannato a morte almeno cinque leader del partito fondamentalista Jamaat-e-Islami.

Alternatesi al potere in 20 dei 22 ultimi anni, Sheikh Hasina (Lega Awami) e Khaleda Zia (Bnp) hanno sviluppato una forte rivalità personale e deciso questa volta di giocare una dura partita politica 'all'ultimo sangue' che ha portato il Paese sull'orlo del baratro.

Le vittime causate dai disordini di oggi - fra una e tre secondo le fonti - si aggiungono alle almeno 100 registrate dal 24 novembre scorso, quando il governo respinse la richiesta di dimissioni avanzata dall'opposizione fissando "irrevocabilmente" la data delle elezioni al 5 gennaio 2014.

Il braccio di ferro fra le due potenti leader, prima solo duro e verbale, si è subito propagato a macchia d'olio in tutto il territorio bengalese, con ripetuti scioperi, manifestazioni e scontri fra militanti del Bnp e del Jamaa-e-Islami da un lato, la Lega Awami governativa e le forze dell'ordine dall'altro.

Dopo aver lanciato la parola d'ordine del boicottaggio "a tutti i costi" contro "la farsa elettorale", la notte scorsa Khaleda ha anche indetto uno sciopero generale di 48 ore fino alle 6 del mattino di lunedì per impedire l'afflusso alle urne dei potenziali votanti, che sono circa 82 milioni.

Definendo "sconsiderato" questo comportamento, la premier ha rivolto un appello ai bengalesi ad andare a votare "per il bene della democrazia" ed ai candidati del partito "a fare di tutto per facilitare l'arrivo degli elettori ai seggi".

Per tutta la giornata, comunque, i militanti dell'opposizione hanno attaccato i seggi costituiti nella scuole, appiccando il fuoco ad una sessantina di essi in 32 distretti bengalesi. Inoltre, un commando ha fatto irruzione nella stazione di Natore, nel nord, per lanciare una bomba incendiaria contro un vagone di un treno in sosta, ferendo una decina di passeggeri.

Comunque andrà la giornata elettorale, il voto ha già perso molto del suo potere di autentica espressione della volontà popolare, perché circa la metà dei 300 seggi in ballo del Parlamento unicamerale (Jatiyo Sangshad) andranno automaticamente al partito di governo per mancanza nelle corrispondenti circoscrizioni di candidati di opposizione.

Anche per questa ragione l'Ue, che assorbe circa il 60% della produzione di abbigliamento bengalese (che vale complessivamente 22 miliardi di dollari), si è rifiutata di inviare osservatori, e non lo hanno fatto neppure gli Stati Uniti ed il Commonwealth, di cui il Bangladesh fa parte.

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