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Attese per oggi, sono arrivate puntali le dimissioni del primo ministro tunisino Ali Larayedh. La transizione democratica nel Paese nordafricano procede a tappe forzate, dopo l'accordo raggiunto a metà dicembre tra maggioranza e opposizione e mirato a mettere fine alla crisi politica.
Ma i conflitti sociali e gli scontri di piazza continuano ad infiammare la Tunisia: ieri a Feriana e Meknassy e oggi a Kasserine, nel centro, manifestanti inferociti si sono scagliati contro le forze dell'ordine, per protestare contro le politiche economiche e sociali adottate dal governo.
Intanto la Costituente ha introdotto il concetto della parità tra uomo e donna nelle assemblee elette, in un emendamento al progetto della futura Costituzione. Lunedì, la Costituente aveva già approvato un ulteriore articolo, il numero 20, del progetto di Costituzione, che introduceva per la prima volta nel Paese l'uguaglianza "senza alcuna discriminazione" di cittadini e cittadine di fronte alla legge. Un articolo frutto di un compromesso tra gli islamici di Ennahda (al governo) e l'opposizione laica.
Sottoposto ad anni di carcere duro sotto il vecchio regime di Ben Ali, nemico giurato degli jihadisti, Ali Larayedh, 58 anni, sposato e con tre figli, è uno dei più rappresentativi esponenti di Ennahda. "Spero che la Tunisia possa diventare un esempio di transizione (democratica, ndr)", ha detto nel suo discorso alla tv nazionale dopo avere rassegnato le dimissioni, aggiungendo che il "presidente lo ha incaricato di seguire la supervisione degli affari del Paese fino alla formazione del nuovo governo, che sarà presieduto da Mehdi Jomaa", ex ministro dell'industria.
Nominato premier nel febbraio dello scorso anno, dopo l'assassinio dell'oppositore laico Chokri Belaid, attribuito alla corrente jihadista e che portò alla caduta del governo di Hamadi Jebali, Larayedh non è però riuscito a guadagnarsi la fiducia di tutta la classe politica, ma solo quella del suo partito e dei due alleati, il Congresso per la Repubblica del presidente Marzouki e il partito di centrosinistra Ettakatol.
Poi il 25 luglio, un altro omicidio politico sconvolge il Paese: Mohamed Brahmi, ex segretario generale del Movimento del Popolo e deputato dell'Assemblea costituente, viene assassinato in un agguato nella sua abitazione a Tunisi. L'opposizione reclama le dimissioni del premier, blocca i lavori dell'Assemblea nazionale e il governo inizia ad avere i giorni contati.
I mesi che seguono sono contraddistinti da uno stallo e dall'irrigidimento delle forze politiche sulle proprie posizioni, fino a quando a metà dicembre uno 'spiragliò si apre. I prossimi giorni saranno decisivi. A tre anni dalla rivoluzione dei gelsomini, la strada il Paese verso la transizione democratica è ancora tutta in salita.