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Perizia "lex Foxtown", elettrochoc a Consiglio federale
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"Un elettrochoc diretto al Consiglio federale per fargli capire l'errore che sta commettendo". Questo il commento di Arnaud Bouverat, di Unia, sulla perizia giuridica di due professori di diritto - evocate ieri dalla stampa domenicale - secondo i quali la modifica dell'ordinanza volta a permettere il lavoro domenicale (denominata anche "lex Foxtown") nei centri commerciali destinati al turismo degli acquisti è anticostituzionale e contraria alla legge sul lavoro.

"La conclusioni di questa perizia indipendente - ha dichiarato Bouverat, membro della direzione del settore terziario di Unia -, dimostrano che le perplessità sulle modalità scelte dal governo per applicare la mozione di Fabio Abate (PLR/TI), ossia una modifica dell'ordinanza invece che della legge sul lavoro, non riguardano soltanto i sindacati, ma interrogano anche due eminenti giuristi". In poche parole, "ciò che sta facendo il Consiglio federale non è possibile".

Stando a Bouverat, è ancora presto per pensare a futuri ricorsi da parte di Unia. In effetti, ha rammentato, "una procedura di ricorso sarebbe possibile solo in un caso concreto, ossia qualora un cantone dovesse rilasciare un'autorizzazione di lavoro domenicale ad un centro commerciale sulla base della nuova ordinanza".

Tuttavia, ha precisato Arnaud Bouverat, "prima di pensare ad ulteriori mosse dobbiamo attendere i risultati dell'indagine conoscitiva che si chiuderà il 31 di gennaio". Solo allora, sulla scorta dei risultati, il Consiglio federale prenderà una decisione sulla base dei pareri raccolti dalla Segreteria di stato dell'economia.

Bouverat non crede tuttavia che ci sarà unanimità tra gli attori consultati in merito alle modifiche proposte dell'ordinanza. "Vi sono aspetti pratici che potrebbero dare adito a critiche, come le nozioni dei 10 km o dell'assortimento, del tutto arbitrarie e difficili da gestire", secondo il sindacalista.

Nell'attesa di quanto accadrà, la perizia giuridica rappresenta un mezzo di pressione "cui il Consiglio federale potrebbe ispirarsi per adeguare l'ordinanza al fine di rispettare il diritto superiore o semplicemente abbandonare questo progetto che non risponde ad un interesse generale".

Per Bouverat, anche se il problema prende le mosse da un caso concreto, ossia il centro commerciale "Foxtown" di Mendrisio, la modifica dell'ordinanza ha una valenza nazionale che interessa potenzialmente tutte le regioni di frontiera. "Qualora venisse adottata, si aprirebbe la porta ad altre rivendicazioni in nome dell'uguaglianza di trattamento", ha spiegato.

A tale riguardo, Bouverat ha ricordato la mozione del consigliere nazionale Yannick Buttet (PPD/JU) approvata il 25 settembre dalla Camera del popolo. La proposta auspica che, per rispondere alle necessità della popolazione, i negozi situati in aree periferiche possano aprire i battenti anche di domenica e nei giorni festivi. "Anche in questo caso, la nozione di regione periferica lascia un ampio margine interpretativo".

Questi atti parlamentari stanno conducendo a una liberalizzazione "strisciante" del lavoro domenicale in Svizzera, ha sostenuto Bouverat.

Stando al sindacato Unia e all'Unione sindacale svizzera, come riportato ieri da un comunicato stampa, il Consiglio federale dovrebbe archiviare la mozione Abate sulla base della perizia giuridica: il riposo domenicale è sacrosanto e lo shopping di lusso non merita un trattamento privilegiato.

Le modifiche all'ordinanza 2 della legge sul lavoro (OLL 2), apportate dopo l'approvazione parlamentare della mozione del consigliere agli stati Fabio Abate, riguardano l'articolo 25 della OLL 2. Per poter aprire le porte di domenica, i centri commerciali interessati devono provare di avere una clientela internazionale, offrire principalmente articoli di lusso, ed essere ubicati in zone turistiche o al massimo a 10 km di distanza dal confine.

Attualmente, possono occupare personale la domenica le aziende situate nelle regioni che offrono cure, sport, escursioni e soggiorni di riposo per le quali il turismo è particolarmente importante e soggiace a forti fluttuazioni stagionali. Questo non è il caso del "Foxtown" di Mendriso.

In base alla perizia giuridica commissionata ai professori Pascal Mahon e Jean-Philippe Dunand attivi all'università di Neuchâtel, il progetto governativo non rispetta la legge sul lavoro poiché introduce una nuova definizione di "turismo", "fondamentalmente diversa dall'attuale". Il progetto contraddice anche la Costituzione federale poiché avvantaggia certi centri commerciali a scapito di altri, intaccando così la libera concorrenza, principio garantito dalla Carta fondamentale.

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