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L'Iniziativa delle Alpi prende atto "con profondo rammarico" del via libera deciso oggi dalla commissione dei trasporti degli Stati alla realizzazione di un secondo tubo al San Gottardo, nonostante la costituzione - si sottolinea - proibisca un ampliamento delle capacità di transito.
"Nessuno crede veramente che si costruirà una nuova galleria per poi non utilizzarla appieno", afferma Alf Arnold, direttore dell'organizzazione, citato in un comunicato.
"Si tratta di un atto di sabotaggio nei confronti della volontà popolare e della politica di trasferimento" delle merci dalla strada alla ferrovia, gli fa eco - pure nella nota - il presidente Fabio Pedrina. Secondo l'ex consigliere nazionale socialista la costruzione di una seconda canna stradale toglierebbe valore all'investimento nella galleria ferroviaria di base, con la conseguenza che un numero ancora maggiore di camion attraverserebbe le Alpi.
La nuova opera divorerebbe inoltre in modo sproporzionato i soldi dei contribuenti. Costerebbe circa tre miliardi di franchi in più del risanamento della galleria esistente, inclusi i costi per l'offerta di treni navetta. "Questo denaro andrebbe a mancare a progetti di trasporti ben più urgenti negli agglomerati, in tutte le regioni del paese", afferma il ginevrino Laurent Seydoux, vicepresidente svizzero del Verdi liberali e membro di comitato dell'Iniziativa delle Alpi. Lo stesso Consiglio federale - argomenta Seydoux - ha mostrato nel 2010 che un risanamento senza seconda canna è fattibile, costerebbe molto meno e non taglierebbe fuori il Ticino dal resto del paese.
Se quanto deciso oggi troverà una maggioranza sarà quindi battaglia: l'Iniziativa delle Alpi, insieme con altre associazioni, lancerà il referendum. Non può infatti essere - conclude il comunicato - che governo e parlamento decidano un raddoppio del San Gottardo, su cui il popolo si è già espresso negativamente nel 1994 nel 2004.