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Datagate: Usa aprono a Snowden, pronti a trovare soluzione
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L'amministrazione Obama, per la prima volta dallo scandalo intercettazioni, sembra tendere la mano ad Edward Snowden, auspicando un confronto che porti ad una soluzione della vicenda. Ma l'ex agente della Nsa, responsabile della più grande fuga di notizie della storia americana, sembra non abboccare: "Negli Stati Uniti non ho alcuna chance di avere un processo equo".

Così a talpa del Datagate - rispondendo ad alcune domande nel corso di una chat sul sito "FreeSnowden.is" - liquida le parole pronunciate qualche ora prima del ministro della giustizia americano, Eric Holder, lette un po' ovunque come un'apertura. "Sono pronto a impegnarmi in una discussione", aveva detto Holder, "a patto che Snowden ammetta le sue responsabilità". Mentre parlare di grazia o di clemenza - come hanno chiesto anche il New York Times e il Guardian con due editoriali pubblicati giorni fa - non se ne parla. "Dire che non c'è stato dolo e non c'è stato danno, sarebbe andare troppo lontano", ha affermato il ministro in un'intervista televisiva.

Per Snowden, però, non sembrano esserci le condizioni per avviare alcun tipo di trattativa. Almeno sulla base delle leggi attuali che in America - spiega la talpa - non proteggono a sufficienza gli informatori.

"E se avessimo un sistema veramente efficace e si potessero denunciare i malfunzionamenti ad arbitri indipendenti - aggiunge Snowden - non avrei dovuto sacrificare così tanto per fare ciò su cui ora anche il presidente stesso sembra concordare". Il riferimento è alla stretta sui programmi della Nsa annunciata venerdì scorso da Barack Obama.

La talpa del Datagate, rifugiatasi in Russia, spiega poi di essere "consapevole del fatto che ci sia una minaccia diretta" alla sua vita: "Ma io non mi lascio intimidire", ha aggiunto, ribadendo come la Nsa "ha violato la costituzione americana almeno 120 milioni di volte", quanti sono i cittadini spiati. Un'azione massiccia di raccolta dei dati confermata anche dall'Osservatorio federale sulla privacy e le libertà civili, che in un rapporto ha definito "illegali" i programmi della potente agenzia di intelligence, sottolineando come tale debordante azione di spionaggio abbia fornito solo risultati minimi sul fronte della lotta al terrorismo e della prevenzione di attentati. Di qui l'invito all'amministrazione Obama di abolire tali programmi: una revisione, così come annunciata dal presidente, non è sufficiente a garantire la dovuta tutela della privacy degli americani.

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