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Lo scorso anno il numero di pazienti che hanno subito un trapianto in Svizzera è rimasto stabile a 470 unità. Malgrado un lieve aumento dei donatori (+13), sono cresciuti di quasi il 40% i decessi di persone in attesa di un organo, 73 contro 53 nel 2012. Lo indica una nota odierna Swisstransplant, fondazione nazionale attiva in questo campo.
Sono 1270 i pazienti attualmente in lista di attesa, ciò che corrisponde a un aumento di quasi il 10% rispetto allo allo stesso periodo dello scorso anno. "Ciò che temevamo ha finito per verificarsi", rileva Franz Immer, direttore dell'organizzazione, citato nel comunicato. A suo avviso i dati elvetici sono allarmanti soprattutto se paragonati a quelli di Francia, Italia e Austria, dove, in proporzione alla popolazione, il numero di donatori è due volte più grande.
I decessi in Svizzera toccano principalmente i pazienti in attesa di un trapianto cardiaco (16, il doppio rispetto al 2012), o di fegato (33, in crescita del 50% rispetto al 2012). La lunga attesa può inoltre indebolire a tal punto alcuni pazienti che non possono più subire un trapianto.
Il numero di morti potrebbe essere ancora maggiore se Swisstransplant non facesse capo all'importazione di organi. Lo scorso anno la Francia ha per esempio permesso di salvare diversi pazienti svizzeri, trasferendo nel nostro paese 5 cuori e 17 fegati.
Cosciente dell'acutizzarsi del problema, la scorsa primavera il Consiglio federale ha lanciato un piano di intervento per portare il numero di donazioni dalle attuali 13,6 ogni milione di abitanti a 20. In questo ambito Confederazione e cantoni intendono avviare una serie di programmi per migliorare la formazione del personale specializzato, le procedure, la gestione delle strutture, delle risorse e dell'informazione della popolazione.
Swisstransplant è stata inoltre incaricata dai direttori cantonali della sanità di approfondire capacità e conoscenze negli ospedali, in modo da permettere l'identificazione di potenziali donatori.
Lo scorso mese di novembre, il Consiglio degli Stati ha deciso di mantenere la prassi attuale in materia di autorizzazione al prelievo di organi, respingendo il modello del "consenso presunto" che avrebbe permesso l'intervento in assenza di un esplicito rifiuto.