...
Si fanno ancora più difficili i colloqui tra il governo e l'opposizione siriana a Ginevra ora che le discussioni hanno cominciato ad affrontare il tema del futuro politico del Paese. I colloqui, sospesi oggi pomeriggio, riprenderanno domani, mentre Damasco ha accusato gli Stati Uniti di impedire una soluzione armando i "terroristi".
Nemmeno sulle questioni umanitarie discusse nei primi giorni, che dovevano creare un clima di fiducia tra le parti, sono stati fatti passi avanti. Un convoglio di aiuti umanitari dell'Onu non ha ancora ottenuto il permesso di entrare nella città vecchia di Homs, assediata da un anno e mezzo dalle forze lealiste, mentre non sono ancora partiti donne e bambini, che in teoria avrebbero potuto farlo da ieri.
E intanto l'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus) segnala anche oggi scontri tra ribelli e truppe governative nel quartiere centrale di Bab-Hud e in quello periferico di Al Waer. "Gli aiuti umanitari - ha detto il negoziatore internazionale Lakhdar Brahimi - sono pronti e stanno aspettando. L'autorizzazione non è stata ancora data, ma non ci arrendiamo".
La televisione di Stato siriana ha detto che un rappresentante del governo e uno dell'Onu si sono incontrati nella stessa Homs per discutere i dettagli dell'evacuazione di donne e bambini, ma non si sa quando l'operazione potrà cominciare, né quante famiglie siano effettivamente intenzionate a partire, lasciando in città gli uomini.
Nella conferenza stampa di fine giornata Brahimi ha spiegato di aver preso lui la decisione di annullare i negoziati del pomeriggio dopo che, in mattinata, i rappresentanti dell'opposizione avevano presentato le loro proposte per concretizzare quanto previsto nel cosiddetto "comunicato di Ginevra".
Con questo documento, nel giugno del 2012, le grandi potenze avevano sottolineato l'esigenza di un governo transitorio senza specificare il ruolo che dovrebbe avere il presidente Bashar al Assad. E mentre l'opposizione ne chiede l'uscita di scena, il governo rifiuta di discutere questo punto.
Damasco non ha presentato per ora le sue proposte, ha sottolineato Brahimi, aggiungendo che i colloqui "non sono facili, e probabilmente non lo saranno nei giorni a venire".
Una fonte vicina alla delegazione governativa ha detto che i rappresentanti di Damasco hanno invece presentato "un documento sulla necessità di rinunciare al terrorismo". Un termine usato dal regime per indicare tutte le azioni dei ribelli armati.
Il governo ha anche accusato gli Stati Uniti di avere deciso di armare i ribelli. "Come può la posizione degli Stati Uniti essere in favore dell'iniziativa di Ginevra2 e di una soluzione politica, quando allo stesso tempo sostengono e creano il terrorismo, la violenza e l'opzione militare?" ha affermato da Ginevra il ministro dell'Informazione Omran al Zubi.
Il 22 gennaio, giorno di apertura della conferenza, il segretario di Stato americano John Kerry aveva affermato che Washington non toglie dal tavolo l'opzione di un attacco militare contro Damasco e valuta "diversi mezzi di pressione" sul regime, compresi gli aiuti all'opposizione.
Oggi invece il quotidiano panarabo "Al Hayat" cita un "responsabile americano" secondo il quale gli Usa hanno deciso di riprendere gli "aiuti non letali" ai ribelli.