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Siria: Brahimi propone prossimo round da 10 febbraio
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Il mediatore internazionale sulla Siria Lakhdar Brahimi ha proposto alle delegazioni siriane la data del 10 febbraio per la ripresa dei negoziati dopo una breve pausa, che era già prevista. La delegazione dell'opposizione ha accettato, quella del governo ha detto che deve prima consultare Damasco. Lo ha detto lo stesso Brahimi in una conferenza stampa a Ginevra a chiusura della prima tornata tra le due parti.

È stato un "inizio modesto" ma può costituire una base sulla quale costruire, ha annunciato il mediatore. "Le differenze tra le due parti restano ampie, nessuno pretende il contrario. Tuttavia, durante le nostre discussioni ho osservato una piccola dose di base comune, probabilmente più di quanto le parti si rendano conto o ammettono", ha detto Brahimi, rendendo nota una prima valutazione personale in dieci punti, tra i quali l'impegno di entrambe le parti a "discutere la piena applicazione del comunicato di Ginevra per raggiungere una soluzione politica in Siria".

Secondo il ministro degli esteri siriano Walid Muallim, invece, la prima sessione di negoziati "non è arrivata ad alcun risultato concreto". Le delegazioni delle opposizioni in esilio presenti a Ginevra, "non appaiono essere composte da siriani" e non "sono partner per costruire la Siria del futuro", ha affermato Muallim. "Questi oppositori sembrano completamente sconnessi con quello che succede in Siria", ha polemizzato il ministro. A suo avviso non esiste un'opposizione siriana moderata, ci sono solo terroristi estremisti islamici.

Dal canto suo, la coalizione delle opposizioni siriane in esilio si è detta "risoluta nel tornare al tavolo dei negoziati", nonostante la mancanza di progressi concreti denunciata dal ministro degli esteri di Damasco. Ahmad Jarba, presidente della coalizione, citato dalla tv panaraba al Arabiya, ha aggiunto che è stato il regime siriano che "ha importato il terrorismo e ha scatenato la guerra confessionale" nel Paese.

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