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Italia: Italicum supera il primo scoglio, patto Renzi-cav tiene
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Al primo voto segreto, tiene in Italia il patto sulla legge elettorale. Troppo sparuto, per ora, il drappello dei 'franchi tiratori': solo una ventina di deputati, dietro anonimato, provano a sabotare subito il percorso dell'Italicum. E Matteo Renzi può tirare un sospiro: "Bene, abbiamo tenuto. Ora avanti tutta, la legge si fa". Ma la strada parlamentare è ancora lunga. E si annunciano due settimane di tensione alla Camera. Perché solo dall'11 febbraio inizieranno i voti (a scrutinio segreto) sugli emendamenti. Fino ad allora, minoranza Pd e piccoli partiti proveranno a riaprire le maglie del testo.

In mattinata, con i nervi ancora tesi per le occupazioni e le proteste del M5S, nell'Aula di Montecitorio si votano le pregiudiziali di costituzionalità alla legge elettorale. Portano la firma di Sel, Fdi e 5 Stelle. Se passano, crolla tutto. Perciò i popolari di Per l'Italia, che avevano presentato una loro pregiudiziale, la ritirano in extremis. Ieri pomeriggio hanno incontrato Renzi, oggi decidono di dare un'altra chance alla legge. Per tentare di "cambiarla fortemente".

Nonostante il gesto di PI, però, il momento è delicato. Pd e FI temono questo primo voto segreto, perché il testo nato dall'accordo tra Renzi e Berlusconi è fonte di mal di pancia non solo dentro Ncd, Sc, PI, ma anche nella minoranza dem e tra gli azzurri. Ma gli oppositori interni all'Italicum decidono di spostare la loro battaglia sugli emendamenti, di non affossare subito la legge sulle questioni pregiudiziali. E così il patto tiene. Nel voto segreto si contano oggi tra i venti e i trenta franchi tiratori, su oltre 350 deputati di maggioranza ed FI.

Non fa breccia neanche il tentativo dei partiti della minoranza (Fdi, Sel, M5S) di riportare il testo in commissione. La Lega protesta animatamente e poi esce dall'Aula perché in commissione, a causa della protesta M5S, il deputato del Carroccio Christian Invernizzi non è riuscito a votare il testo: "Un episodio di una gravità inaudita". Quando viene negato il ritorno in commissione anche Fdi e grillini abbandonano l'Aula.

Ma il risultato della prima giornata di votazioni non cambia: la legge elettorale va avanti. Anche se un pò rallenta. Pd e FI chiedono infatti, con il sostegno di Ncd, di programmare il voto in Aula già la prossima settimana, ma non hanno una maggioranza abbastanza ampia per far passare la richiesta in conferenza dei capigruppo. E la presidente Laura Boldrini prende la decisione di dare la precedenza ai decreti carceri e Destinazione Italia: l'Italicum si vota da martedì 11 febbraio. Uno slittamento dei tempi che "preoccupa" FI e un pò irrita i renziani del Pd.

Tirano il fiato, invece, piccoli partiti e minoranza dem: la prossima settimana intensificheranno il pressing per far passare le loro modifiche al testo. "Abbiamo ancora da insistere" sulle preferenze, dichiara Angelino Alfano. Ma sono al centro di un fuoco di fila di emendamenti anche le soglie di sbarramento, che anche la minoranza Pd chiede di portare al 4% per i partiti in coalizione. E tra le circa 370 proposte di modifica spuntano anche norme per condizionare l'entrata in vigore della legge all'eliminazione del Senato o per prolungare i tempi della delega al governo per disegnare i collegi (non 45 giorni, come deciso da Renzi e dal Cav, ma tre mesi).

Il M5S presenta un emendamento sul conflitto d'interessi che rischia di mettere in difficoltà il Pd. Mentre alcune deputate di FI provano a convincere Berlusconi a rafforzare le norme sulla parità di genere, firmando gli emendamenti Pd. E anche il 'Salva Lega' è oggetto di mugugni: non piace a molti l'emendamento FI che prevede per chi presenti liste in non più di 7 circoscrizioni una soglia di sbarramento all'8%, anche più bassa di quella al 9% che era emerso al termine della trattativa Renzi-Cav. Alcuni aspetti di quell'accordo, del resto, sono ancora da perfezionare. La prossima settimana si annunciano intensi contatti tra gli 'sherpa' dei partiti.

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