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VD: assassino di Marie, insensibile a vita a una terapia
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I risultati della prima perizia psichiatrica del pregiudicato 36enne che nel maggio 2013 sequestrò e uccise la 19enne Marie nei pressi di Payerne (VD), sono ora noti: Claude D. è considerato uno psicopatico insensibile, a vita, a una terapia. Secondo l'esperto c'è una piena responsabilità penale e un serio rischio di recidiva.

Tali conclusioni potrebbero condurre la giustizia a decidere un internamento a vita nei confronti del detenuto che al momento dell'assassinio si trovava agli arresti domiciliari. Ma prima di prendere un simile provvedimento è necessaria una seconda perizia indipendente, secondo il Codice penale.

Il primo rapporto degli esperti è firmato da uno psichiatra e psicoterapeuta neocastellano, il dottor Philippe Vuille. A questo specialista vengono regolarmente affidate perizie da parte delle autorità. Ma finora non si era mai occupato del caso di Claude D.

Nel suo rapporto, l'esperto osserva che l'assassino di Marie è affetto da disturbi mentali. Egli considera che vi sia una forma particolarmente grave di turbamento della personalità antisociale, ciò che equivale al concetto clinico di psicopatia. Claude D. è pure affetto da disturbi multipli della preferenza sessuale.

Il rapporto conclude che v'è piena responsabilità ai sensi del diritto penale. In concreto, l'assassino aveva la capacità di giudicare il carattere illecito dei suoi atti.

I disturbi constatati implicano un rischio considerevole di vedere Claude D. avventurarsi in azioni omicide simili a quelle che ha già condotto a due riprese. Prima dell'uccisione di Marie, Claude D. era infatti stato condannato nel giugno 2000 a 20 anni di carcere per il sequestro, lo stupro e l'assassinio, avvenuto nel gennaio 1998, della sua ex compagna.

Nell'agosto 2012 era poi stato posto agli arresti domiciliari. Questi erano stati poi revocati nel novembre seguente - a causa tra l'altro di scritti pornografici pubblicati su internet - ma erano stati reintrodotti nel gennaio 2013 a seguito di un ricorso dell'interessato, al quale la giudice dell'esecuzione delle pene aveva accordato l'effetto sospensivo.

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