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Incassata la fiducia al Senato Matteo Renzi fa il bis a Montecitorio con 378 sì, 220 no ed un astenuto ottenendo il disco verde dal parlamento per il suo governo.
Il premier si presenta alla Camera per lanciare la sua ultima e decisiva sfida per cambiare l'Italia, in quell'Aula che, ammette, gli fa tremare le gambe. "Abbiamo una sola chance da cogliere qui e adesso", avverte: quell'ultima occasione offerta dai segnali di ripresa per "fare l'unica cosa che possiamo fare, cambiare profondamente il nostro Paese, il sistema della Pubblica amministrazione (P.A.), quello della giustizia, del fisco, cambiare profondamente nella concretezza la vita quotidiana di lavoratori e imprenditori". Un programma che vorrebbe tanto sintetizzare in tre tweet, se non fosse che i 140 caratteri concessi mal si conciliano con la mole di cose che vuole dire e soprattutto pensa di fare.
Ma dopo il discorso 'choc' tenuto al Senato promette di volersi mantenere sul "bon ton istituzionale". Dice di provare "vertigini e stupore" per l'onore che gli viene concesso di sedere in un luogo in cui è stata fatta la storia del Paese. Ma dove ora si dovrà aprire un nuovo capitolo. In cui, auspica, sia possibile "tentare di fare uno schiocco delle dita tutti insieme, come la Famiglia Addams". Ma è la stessa Aula che gli riserva oggi i durissimi attacchi, le provocazioni del Movimento Cinque Stelle (M5S). La stessa Aula che accoglie con una lunga ovazione l'ingresso in aula di Pier Luigi Bersani, l'ex segretario del Partito democratico (Pd).