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Svizzera-UE: Erasmus, un centinaio i contratti da rinegoziare
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Responsabili delle università svizzere e la Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l'innovazione (SEFRI) si sono riuniti ieri a Berna per discutere del programma europeo di mobilità studentesca Erasmus. Dall'incontro non è scaturita alcuna soluzione "miracolosa": è necessario rinegoziare con le università europee un centinaio di contratti.

"La buona notizia è che le università e le scuole superiori sono unite e mirano allo stesso obiettivo. Questo permette di avere un messaggio coerente e unico da trasmettere all'estero. La cattiva è invece che la situazione è ancora troppo incerta", ha detto all'ats Antoinette Charon Wauters, responsabile degli affari internazionali dell'università di Losanna (UNIL) e rappresentante dell'insieme di tutte le scuole universitarie in questo ambito.

I timori dei responsabili delle università sono duplici secondo Charon Wauters: da una parte si ha paura che gli studenti stranieri non vengano più in Svizzera e dall'altro che quelli elvetici non si rechino più all'estero.

"Dobbiamo contattare le università-partner una ad una e rinegoziare. La sola UNIL ha 400 contratti Erasmus da chiarire", ha spiegato Charon Wauters, definita "Madame Erasmus della Svizzera" dai media romandi.

Il termine "Erasmus" non potrà ad esempio più apparire sui contratti, spiega la responsabile, che aggiunge che "bisognerà contattare le università più richieste dagli studenti e elaborare nuove possibilità di scambio", per riparare "i danni e rassicurare i partner europei".

L'incontro con la SEFRI non ha dato soluzioni "miracolose" e per ora le università svizzere devono sperare che il Consiglio federale garantisca i finanziamenti delle borse di studio degli studenti svizzeri che vogliono partire e di quelli stranieri che si vogliono recare nella Confederazione, ha aggiunto Charon Wauters.

Intanto, l'Unione svizzera degli e delle universitari-e (USU), con le varie università e scuole superiori, ha lanciato un appello sulla propria pagina internet "per uno spazio scolastico aperto europeo" chiedendo che la Svizzera possa continuare a partecipare ai programmi di ricerca e scambio "Horizon 2020" e "Erasmus+".

Michael Hengartner, nuovo rettore dell'università di Zurigo, che è uno dei 400 firmatari dell'iniziativa promossa dall'USU, ha affermato oggi in una conferenza stampa che l'esclusione dai programmi equivale a un danno d'immagine per la Svizzera, la cui reputazione in ambito universitario potrebbe mutare in negativo.

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