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Saadi Gheddafi, in carcere e umiliato sul web
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Estradato in Libia e umiliato in carcere a Tripoli. Dalle stelle dei campi di calcio della Serie A italiana, passando per l'esilio, si è conclusa oggi nella polvere la lunga parabola di Saadi Gheddafi.

Il figlio dell'ex dittatore libico, scappato dopo la rivoluzione nel Niger, dove aveva ottenuto asilo, è stato consegnato a Tripoli dopo un lungo braccio di ferro tra i due Paesi e oggi appena arrivato in prigione è stato fatto inginocchiare e rasato di barba e capelli in immagini che sul web hanno fatto il giro del mondo.

"Saadi Gheddafi è nelle mani della polizia giudiziaria", e sarà "trattato secondo le norme internazionali", ha affermato il governo libico in una dichiarazione scritta in cui ringrazia il Niger.

Affermazioni che stridono però dopo la pubblicazione sui social network delle prime fotografie che ritraggono il rampollo dell'ex rais prostrato e umiliato nel penitenziario di al-Hadhba a Tripoli.

Inginocchiato su un materasso, con l'espressione rassegnata e vestito e con indosso un'uniforme del carcere di colore blu, a Saadi vengono tagliati a zero barba e capelli da un uomo con un rasoio elettrico. Il terzogenito di Gheddafi, 40 anni, con velleità da calciatore in Italia, era fuggito nel settembre del 2011 - poco prima della caduta del regime di suo padre il 20 ottobre di quell'anno - e si era rifugiato in Niger.

Niamey si era rifiutata di estradarlo, spiegando che in Libia avrebbe rischiato la vita. È accusato di aver represso nel sangue i dissidenti del governo del Colonnello, prendendo parte attiva nelle uccisioni dei manifestanti nelle proteste di fine 2011 e di essere implicato nell'omicidio nel 2005 di un ex calciatore libico.

Tripoli lo accusa anche di "presunta appropriazione indebita tramite la forza e l'intimidazione armata quando era a capo della Federazione libica di calcio". Dei numerosi figli del clan Gheddafi, tre sono morti nel 2011: Mutassim, Saif el Arab e Khamis. Quest'ultimo era considerato un abile militare e capo della temutissima 32/ma Brigata che guidò con ferocia la repressione.

Safia, seconda moglie del Colonnello, e altri tre figli Aisha, Hannibal e Mohamed si sono rifugiati all'estero. Saif el Islam, considerato il delfino del padre, è invece stato arrestato nel novembre del 2011 nel sud della Libia.

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