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Oscar Pistorius scoppia a piangere in aula. Al quarto giorno di processo a suo carico per l'omicidio della fidanzata Reeva Steenkamp, l'atleta sudafricano non regge al racconto di quella tragica notte e, mentre un testimone fornisce dettagli anche crudi, Pistorius abbassa la testa e inizia a piangere, consolato dalla sorella.
A raccontare e ricordare i momenti concitati di quella sera del 14 febbraio 2013 é stato il dr. Johan Stipp, un vicino di casa di Pistorius, e il primo ad accorrere sul posto dopo aver sentito gli spari. "Mi ricordo cosa disse quando arrivai in quella casa; 'Le ho sparato, pensavo fosse un ladro e le ho sparato'", ha detto Stipp chiamato a deporre dall'accusa.
Il testimone ha raccontato di aver visto Reeva esanime a terra, ai piedi della scalinata, colpita da quattro colpi di arma da fuoco, con brandelli di tessuto cerebrale misto a sangue e capelli. Pistorius era chino su di lei con la mano sinistra sull'inguine di Reeva e due dita della mano nella sua bocca nel tentativo di liberare le vie respiratorie. "Pistorius era lì, piangeva e pregava che Reeva venisse salvata. Continuava a ripetere che avrebbe dedicato la sua vita e quella di Reeva a Dio se fosse sopravvissuta", ha detto Stipp. Il medico ha cercato di prestare soccorso, ma si è reso subito conto che Reeva non dava alcun segno di vita. Mentre il testimone proseguiva il racconto, Pistorius non ha retto: ha abbassato la testa e si è messo le mani sulle orecchie scoppiando in lacrime. Qualcuno lo ha sentito piangere convulsamente, ma l'imputato si è ripreso subito, asciugandosi il viso e il naso con un fazzoletto. Stipp ha poi aggiunto di essere rimasto sorpreso dal fatto che l'ambulanza non era ancora stata chiamata quando lui arrivò in casa di Pistorius.
Al controinterrogatorio l'avvocato difensore, Barry Roux, ha cercato di dimostrare che quella notte furono le urla di Pistorius quelle sentite dai vicini di casa dopo gli spari e non quelle di Reeva. L'accusa sostiene, infatti, che dopo il primo colpo di pistola la vittima gridò per chiedere aiuto. L'avvocato Roux si è consultato con tre specialisti e il medico legale: "La persona ferita dai colpi non poteva essere in grado di gridare. Quella persona non poteva rispondere. È così dottor Stipp?", ha chiesto l'avvocato al testimone. "È così", ha risposto il medico. E ancora: "Voleva che Reeva sopravvivesse. Mi è sembrato sincero. Piangeva: c'erano lacrime sul suo viso".
In mattinata, lo stesso Roux ha cercato di screditare la testimonianza di Charl Johnson, un altro vicino di casa di Pistorius, il quale sostiene di aver sentito, insieme alla moglie, il grido di aiuto di Reeva prima dei colpi di arma da fuoco. Roux ha tenuto il testimone sotto torchio per due ore, ma Johnson non si è scomposto, confermando la versione data il giorno prima all'accusa. Il processo riprende domani.