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Il Consiglio degli Stati vuole permettere analisi genetiche sugli embrioni in vitro destinati a coppie con difficoltà nella procreazione per evitare la comparsa di gravi malattie ereditarie (come la mucoviscidosi), ma non intende estendere tale possibilità per determinare la presenza di anomalie cromosomiche (come la trisomia), né permettere la creazione di cosiddetti "bambini salvavita", concepiti per curare un fratello o una sorella malati.
Esaminando stamane come prima camera la revisione della legge sulla procreazione medicalmente assistita, approvata per 30 voti a 3 (8 astenuti), i "senatori" ha evitato qualsiasi fuga in avanti, come invece auspicato dalla sua commissione preparatoria, optando invece per la linea prudente difesa dal Governo.
Il consigliere federale Alain Berset ha rammentato più volte nel corso del dibattito che la modifica della legge prevede anche un cambiamento costituzionale (approvato in aula per 39 voti a 3), sul quale popolo e cantoni saranno chiamati ad esprimersi.
La discussione particolareggiata è stata preceduta da un approfondito dibattito di entrata in materia, assaggio di ciò che sarebbe capitato durante il dibattito particolareggiato. A nome di una minoranza della commissione, Brigitte Häberli-Koller (PPD/TG) ha perorato la non entrata in materia su una revisione normativa che, a suo dire, mirerebbe alla selezione degli embrioni, lasciando ai medici di un laboratorio il compito di decidere chi può vivere e chi no.
Riferendosi alla possibilità che l'analisi preimpianto venga estesa anche alle anomalie cromosomiche, Häberli-Koller ha dichiarato che non sussiste "un diritto ad avere figli sani". La "senatrice" turgoviese teme che simile tecnica potrebbe spingere in futuro le assicurazioni ad esprimere riserve nei confronti di bambini disabili, dal momento che esistono tecniche per non averli, oppure a colpevolizzare quelle coppie che hanno voluto lo stesso un figlio con handicap.
A nome della maggioranza della commissione, Felix Gutzwiller (PLR/ZH) ha affermato che la normativa elvetica in materia di procreazione assistita è al momento una delle più conservatrici d'Europa. "Oggi molte coppie che vogliono avere figli vanno all'estero per aggirare i divieti della nostra legislazione", ha sostenuto il medico zurighese, sottolineando la necessità di aggiornare le prescrizioni in vigore.
Per Anita Fetz (PS/BS), la diagnostica preimpianto è paragonabile alle analisi prenatali, ossia quando l'embrione è già nell'utero della madre, magari già allo stadio di feto. "Capita spesso che dopo una simile analisi una donna decida di abortire", ha dichiarato la Fetz, con l'aggravante che si tratta di un intervento molto più invasivo per la diretta interessata.
Géraldine Savary (PS/VD) ha sostenuto invece che il rischio di una deriva eugenetica - selezione artificiale per il perfezionamento della specie umana - è esagerato e che i disabili non rischieranno in futuro di essere stigmatizzati.
Sebbene l'entrata in materia sia stata ottenuta con facilità (38 a 3), la maggioranza della commissione si è vista rifiutare ogni modifica in senso più liberale della legge. Per 22 voti a 18, la camera ha respinto la proposta di permettere lo screening genetico su embrioni in vitro per scongiurare eventuali aneuploidie, ossia variazioni del numero di cromosomi, come nel caso della trisomia 21 (mongolismo).
Su questo aspetto centrale l'ha spuntata la minoranza, sostenuta dal ministro Alain Berset. Questi ha invitato il plenum a dare prova di "equilibrio e ragionevolezza", anche perché la proposta della maggioranza della commissione rischia di venir bocciata dal popolo.
Se la proposta restrittiva dell'Esecutivo interessa da 50 a 100 coppie all'anno, con la versione della commissione il bacino di potenziali fruitori si aprirebbe a diverse migliaia di coppie (fino a 6 mila), ha messo in guardia il ministro friburghese.
Berset ha evocato il rischio di una deriva eugenetica se non si restringe il campo di applicazione della legge alle malattie ereditarie gravi, tanto più che un giorno anche le coppie fertili, magari un po' in là con gli anni, potrebbero pretendere di poter far capo a questa tecnica per evitare rischi genetici nella prole. Come si potrebbe giustificare allora un divieto di accesso a simili tecniche?
Berset ha rammentato che le modifiche apportate dal Governo hanno già una portata notevole dal momento che non solo viene ammessa la diagnosi preimpianto, ma viene pure tolto il divieto di congelare embrioni. "A voler troppo si rischia di rimanere con un pungo di mosche", ha avvertito.
Tenuto conto della spada di Damocle della futura votazione popolare, e degli inviti alla prudenza del ministro, la Camera ha respinto la possibilità di selezionare gli embrioni in vitro al fine di poter donare cellule staminali a un fratello o una sorella gravemente malati.
Gli Stati hanno poi deciso di fissare un tetto massimo di 8 embrioni da sviluppare durante un trattamento quando si decide di eseguire una diagnosi preimpianto. Il tetto rimane fissato a 3, come oggi, qualora tale indagine non venga effettuata. La proposta di non indicare alcun tetto massimo, considerato arbitrario da Felix Gutzwiller, è stata respinta per 22 voti a 18.
Il progetto del Consiglio federale intende allentare la regola attuale secondo cui tutti gli ovuli fecondati adatti, come detto 3 al massimo, devono essere impiantati nell'utero della madre.
In futuro, la donna che ricorre alla fecondazione assistita potrebbe farsene impiantare uno solo alla volta, facendo congelare gli altri. Ciò dovrebbe ridurre il rischio di gravidanze multiple.
Il costo di una fecondazione assistita è in media di 7 mila franchi. Tale spesa non è a carico dell'assicurazione malattia. Quanto a una analisi preimpianto, ha detto Berset, il dispendio oscilla tra i 10'000 e i 20'000 franchi. "Un eventuale rimborso deve ancora essere esaminato", ha affermato il consigliere federale.