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È cominciato al Consiglio nazionale l'esame dell'iniziativa popolare lanciata dall'Unione svizzera degli universitari per armonizzare a livello nazionale la concessione di borse di studio, compreso l'ammontare dei contributi. Il testo prevede di assegnare alla Confederazione tutte le competenze - compreso l'ammontare degli aiuti - in materia di sussidi all'istruzione. La commissione propone di respingere il testo senza opporre un controprogetto diretto. In aula, una minoranza di sinistra sosterrà invece l'iniziativa. Visto il numero di oratori - 34 - è assai improbabile che il plenum possa votare già oggi: il dibattito dovrebbe proseguire domani pomeriggio.
L'iniziativa popolare dell'USU - 117'069 le firme convalidate - chiede che la Confederazione regolamenti le borse di studio per la formazione di terzo grado, cioè dopo la maturità o l'apprendistato.
Agli studenti deve essere garantito un "tenore di vita minimo" e l'ammontare dei contributi deve essere fissato nella legge. L'USU considera che i costi di formazione e per vivere ammontino a circa 24'000 franchi l'anno.
L'iniziativa è sostenuta dal PS, dai Verdi, dai sindacati, dalla Federazione svizzera delle associazioni giovanili e dall'Unione dei comitati studenteschi.
La commissione, come il Consiglio federale, vuole invece armonizzare solo i criteri che danno diritto alle borse di studio mediante una revisione totale della legge sui sussidi all'istruzione, ma non l'ammontare del contributo.
La revisione legislativa fa proprio un concordato intercantonale in materia approvato nel 2009 dalla Conferenza dei direttori cantonali della pubblica istruzione.
Il concordato - secondo l'USU - comporta gravi lacune allo stato attuale poiché impedisce un miglioramento effettivo della situazione, definendo in particolare le borse di studio massime su una base insufficiente.