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Obama pensa a truppe nel baltico, 'ma no intervento'
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Nervi tesi tra Washington e Mosca. In un clima sempre più da Guerra Fredda, Barack Obama manda a dire al Cremlino che per la Casa Bianca quello che sta accadendo in Crimea - dall'annessione alla Russia all'occupazione delle basi militari ucraine - è una vera e propria aggressione, una minaccia per la stabilità, la sicurezza e la pace in Europa.

"Siamo pronti a sanzioni economiche ancor più dirompenti", ha avvertito il presidente americano, escludendo però l'ipotesi di un intervento militare: "Non sarebbe appropriato".

Qualche ora prima il forte messaggio inviato a Mosca dal vicepresidente Joe Biden, in visita in Lituania: gli Stati Uniti non solo continueranno a sostenere con forza le istanze del governo di Kiev, ma - se necessario - sono pronti a inviare truppe nei Paesi Baltici, anche per dare un segnale che rassicuri le ex repubbliche sovietiche fortemente preoccupate.

Obama - in una intervista televisiva - ha però assicurato come non ci sia assolutamente l'intenzione di "scatenare una guerra contro la Russia. Gli ucraini non lo vogliono e nessuno lo vuole".

Biden, che ha parlato a Vilnius durante una conferenza stampa con la presidente lituana, Dalia Gribauskaite, e l'omologo lettone, Andris Berzins, aveva spiegato come gli Stati Uniti stiano studiando "una serie di ulteriori misure per accrescere il ritmo e la portata della cooperazione militare, tra cui una rotazione delle forze americane nella regione del Baltico per esercitazioni terrestri e navali e per delle missioni di addestramento".

Da Washington, invece, il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, ha messo in guardia Mosca dall'esasperare la "situazione pericolosa" venutasi a creare con il braccio di ferro nelle basi ucraine in Crimea, lanciando però un appello perchè le autorità russe dialoghino con quelle ucraine e cerchino di trovare una soluzione pacifica evitando spargimenti di sangue.

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