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La settimana nera del Partito socialista e della maggioranza di gauche si conclude domani con un ballottaggio che sembra già scritto nel suo esito: il Front National di Marine Le Pen, che l'altoparlante mediatico di questi giorni ha rafforzato oltre i suoi meriti, va alla conquista di municipi strappandoli alla sinistra e alla destra. La destra dell'Ump, benché ancora alla ricerca di un leader, può vincere oppure stravincere.
La vittoria si misurerà con il numero di città medio-grandi, le uniche che contano davvero, che passeranno nel campo della destra, che nel 2008 ne aveva perse 90. Se saranno 100 già si parlerà di grande impresa, 120 sarà un trionfo, ma alcune ipotesi arrivano a 160, un'ipotesi che vedrebbe i socialisti letteralmente sprofondare. Nessuno, poi, osa pensare allo scenario di una sconfitta a Parigi, dove la candidata della gauche Anne Hidalgo si è fatta sorpassare al primo turno ma dovrebbe farcela per il gioco del peso specifico degli arrondissement.
Quanto al Front National, la sua partita è di fatto già vinta, le imprese storiche sono state quelle della conquista di Henin-Beaumont già al primo turno e del sorpasso a Marsiglia sul candidato socialista. Restano da conquistare cinque o sei municipi, fra i quali Forbach in Mosella, Perpignan nel sud e addirittura Avignone, per completare la grande impresa. Che rappresenta il viatico migliore, e forse insperato, per le europee di maggio, dove il Fn, unica voce che chiede l'uscita dall'euro in Francia, diventerebbe addirittura il primo partito in Francia. Ovviamente con il proporzionale, che viene rispolverato soltanto per le europee. In cerca di sdoganamento europeo, Marine Le Pen moltiplica le dichiarazioni da "statista" e ieri addirittura Le Monde le ha regalato un'insperata ribalta, in cui la bionda leader, fotografata con maestria, ha potuto spiegare che il Fronte nazionale è ormai una forza "di governo".
I socialisti sono in balia di se stessi ormai da giorni. Prima hanno tentato di minimizzare la batosta di domenica, poi sono arrivate le parole contrite di Hollande ("il governo saprà ascoltare"). Infine, dati sulla disoccupazione ancora in forte aumento (chi ricorda la promessa di Hollande di invertire la curva della perdita di posti di lavoro entro dicembre scorso?) e clamorosa bocciatura per incostituzionalità della legge Florange, quella varata dal governo per tentare di arginare la chiusura ritenuta arbitraria di siti industriali che risultano redditizi.
Tutti parlano di rimpasto imminente e inevitabile, già da lunedì prossimo, con il primo ministro Jean-Luc Ayrault vittima sacrificale predestinata. Ayrault, impopolare quanto Hollande e legato al presidente da un patto di assoluta fedeltà, è però determinato a vendere cara la pelle.