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Emissioni CO2: Svizzera ha raggiunto gli obiettivi Kyoto
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Nonostante l'incremento della popolazione, del parco autoveicoli e del Prodotto nazionale lordo, tra il 2008 e il 2012 la Svizzera è riuscita a stabilizzare le emissioni di CO2 a un livello leggermente inferiore (-9%) rispetto al 1990, ottemperando così gli impegni fissati nel Protocollo di Kyoto.

Lo indica un comunicato odierno dell'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM), secondo cui le misure adottate hanno consentito di ridurre le emissioni di 4,5 milioni di tonnellate all'anno (emissioni effettive: 52,3 milioni). Nel periodo in rassegna, indica il comunicato, "le emissioni di gas serra per abitante sono così passate da 7,8 a 6,4 tonnellate.

Tale risultato è stato possibile grazie alla tassa sul CO2 applicata ai combustibili, al Programma Edifici e alle prescrizioni sulle emissioni delle autovetture, cui si aggiungono provvedimenti introdotti a partire dagli anni '90 come l'aumento dell'efficienza energetica, la promozione dei trasporti pubblici, il trasferimento delle merci dalla strada alla ferrovia e l'utilizzo di metodi agricoli meno inquinanti.

Nel periodo in rassegna, precisa la nota, l'aumento delle emissioni generate dai carburanti, pari al 13% rispetto al 1990, è stato compensato in altri settori.

Per raggiungere gli obiettivi fissati dal protocollo di Kyoto, per l'esattezza un taglio delle emissioni dell'8% rispetto al 1990, la Confederazione ha quindi anche fatto ricorso a strumenti quali l'acquisto di certificati esteri, principalmente mediante il centesimo per il clima riscosso sui carburanti e, in misura minore, attraverso le imprese svizzere che partecipano al sistema di scambio di quote di emissioni.

Per questi strumenti sono state computate 2,5 milioni di tonnellate l'anno, mentre la prestazione fornite dai boschi quali pozzo di carbonio (ossia per la capacità di assorbire CO2) è stata valutata a 1,6 milioni di tonnellate l'anno. Tutte assieme, queste misure hanno permesso di tagliare l'emissione di gas serra del 9%, un punto percentuale in più rispetto all'obiettivo di Kyoto.

Tuttavia, nonostante questi risultati incoraggianti, non è il caso di dormire sugli allori, giacché"l'obiettivo per il periodo 2013-2020 è più ambizioso e richiede un impegno da parte di tutti i settori interessati", ha sottolineato Bruno Oberle, direttore dell'UFAM citato nel comunicato.

Per la seconda fase prevista dal Protocollo di Kyoto, la Svizzera ha infatti annunciato un obiettivo di riduzione di gas serra del 20% rispetto al 1990, da raggiungere in media tra il 2013 e il 2020. Tale obiettivo è iscritto nella legge sul CO2, rivista nel frattempo.

Stando a Oberle, "la Svizzera è sulla buona strada" grazie a strumenti adottati nei settori dell'industria, dei trasporti, degli edifici, dell'energia, dell'economia forestale e dell'agricoltura. Stando alla nota, il settore degli edifici e quello dei trasporti offrono il potenziale di miglioramento maggiore.

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