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Italia, ex senatore Dell'Utri latitante, "non fuggo, sono malato"
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L'ex senatore italiano Marcello Dell'Utri, 72 anni, collezionista di libri antichi, amico e braccio destro di Silvio Berlusconi sin da quando il Cavaliere era un giovane imprenditore, condannato in primo grado e in appello per i suoi presunti legami con la mafia è latitante da pochi giorni, proprio alla vigilia del processo in Cassazione. Fa sapere che non è fuggito, di di essere malato

La notizia della sua fuga all'estero non ha sorpreso più di tanto: sia perché non si tratta della prima volta; sia perché in una pausa del suo ventennale processo per concorso esterno in associazione mafiosa, dichiarò placidamente ai giornalisti che lui in politica era entrato solo per evitare l'arresto.

Chi lo conosceva sapeva che stava dicendo esattamente come erano andate le cose. Sapeva che l'ex bancario che fece fortuna al Nord, al quale la Direzione investigativa antimafia non è riuscita a notificargli l'ordine di arresto emesso a suo carico dalla corte d'appello di Palermo, il rischio di finire in una cella non l'avrebbe mai corso.

La Dia lo ha localizzato in Libano grazie alle "celle" del telefonino, captato nel Paese arabo il 3 aprile. Lo dice anmche un testimone che avrebbe volato accanto a lui su un Parigi-Beirut. Lo confermano le frasi confidate a un amico dal fratello gemello, Alberto, fin dal novembre scorso. "Il programma è quello di andarsene in Libano perché lì è una città dove Marcello ci starebbe bene perché lui c'è già stato la conosce, c'è un grande fermento culturale", diceva seduto al tavolo di un ristorante romano.

Da lontano l'imputato latitante fa sentire la sua voce guardandosi bene dal rivelare dove si trova. "Non intendo sottrarmi al risultato processuale della prossima sentenza della Cassazione - dice tramite il suo legale - e trovandomi in condizioni di salute precaria, per cui tra l'altro ho subito qualche settimana fa un intervento di angioplastica, sto effettuando ulteriori esami e controlli".

Dell'Utri non risparmia poi critiche all'"aberrante" provvedimento di arresto disposto dalla corte. La stessa che a marzo del 2013, invece, gli aveva risparmiato le manette.

Il reato di concorso esterno in associazione mafiosa - per il quale l'ex senatore Dell'Utri sarà di nuovo giudicato martedì in Cassazione e che negli anni ha sfiorato o colpito imputati eccellenti (da Andreotti a Contrada, da Mannino a Cuffaro) - si realizza quando una persona, senza essere stabilmente inserita nella struttura di un' organizzazione mafiosa, svolga un'attività, anche di semplice intermediazione, che consista in un contributo per le finalità dell'organizzazione stessa.

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