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Siria: ribelli si arrendono e lasciano Homs dopo 2 anni
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Homs, un tempo terza città siriana e centro industriale del Paese, è caduta quasi del tutto in mano alle forze del presidente Bashar al Assad e ai suoi alleati jihadisti sciiti libanesi. È cominciata oggi l'evacuazione delle prime decine degli oltre mille irriducibili, che per circa due anni hanno resistito all'assedio medievale imposto dal regime siriano e dagli Hezbollah filo-iraniani a quella che dal 2011 era stata definita la "capitale della rivoluzione".

A meno di un mese dalla sicura vittoria di Assad alle "elezioni presidenziali", è così definitivamente aperto il corridoio che collega Damasco - il centro del potere - alla regione costiera, solidale col regime e protetta dalla Russia e dall'Iran. L'evacuazione dei miliziani anti-regime è avvenuta stamani su tre bus scortati da veicoli e da personale dell'Onu, in base a un accordo negoziato per settimane.

Questo prevede, tra l'altro, che i combattenti lascino la Città vecchia di Homs, per lo più distrutta dagli incessanti raid aerei e bombardamenti di mortai, attraverso dei corridoi sicuri verso la campagna, controllata in parte dai ribelli. Le autorità di Damasco hanno confermato l'avvio stamani dell'evacuazione, precisando che quando Homs sarà svuotata dei miliziani, le forze lealiste procederanno alla bonifica del territorio.

Intanto il capo dell'opposizione in esilio, Ahmad Jarba, in visita a Washington, ha chiesto agli Stati Uniti "armi efficaci" per poter vincere la guerra contro il regime. Per Jarba, da più parti definito molto vicino alla casa reale saudita, gli armamenti permetterebbero alle forze dell'opposizione in Siria di "far fronte agli attacchi, tra i quali bombardamenti aerei, con l'obiettivo di cambiare l'equilibrio di forze sul territorio".

Ma secondo gli analisti, finora il sostegno militare americano non è stato diretto alla caduta del regime di Damasco, bensì si è limitato al tentativo di creare una fascia di sicurezza che protegga i suoi alleati regionali: Israele e Giordania.

Questo mentre una vasta controffensiva di milizie qaediste contro ribelli anti-regime è da oggi in corso nella regione siriana orientale di Dayr az Zor, al confine con l'Iraq. Secondo fonti interpellate via Skype dall'agenzia ANSA, i miliziani dello Stato Islamico dell'Iraq e del Levante (Isis) hanno attaccato stamani postazioni di insorti attorno alla città di Dayr az Zor e nelle campagne circostanti.

A Homs rimangono ancora un migliaio di miliziani. Molti di loro si ritireranno nel quartiere periferico di al Waar, da oltre un anno stipato di profughi dal centro cittadino. Dal canto suo, il governatore Talal Barazi, emissario del regime in città, ha assicurato che le operazioni di "bonifica" del territorio e di "riconciliazione tra le popolazioni locali" coinvolgeranno tutta la città e non solo il centro storico.

E mentre attivisti della regione di Homs smentiscono con forza le notizie, diffuse da media filo-regime, secondo cui i ribelli avrebbero dato alle fiamme le chiese della Città vecchia, alcune foto pubblicate su internet mostrano alcuni muri dei vicoli del centro storico sui quali è scritto "Torneremo".

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