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Postini si lamentano, siamo bottegai e piazzisti, la Posta risponde
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Uffici postali trasformati in negozi di cellulari, articoli di cartoleria e altro ancora, impiegati allo sportello che devono fare anche i bottegai e i piazzisti di prodotti finanziari e assicurativi, sempre sotto pressione perché contribuiscano a gonfiare il fatturato aziendale: il presunto malcontento di molti dipendenti della Posta, di cui si è fatto portavoce il "SonntagsBlick" ripreso poi da altri media, è confermato anche dai sindacati, che criticano le condizioni di lavoro agli sportelli. Il responsabile del settore Franz Huber respinge invece i rimproveri e parla di "obiettivi realistici".

Obbligo di vendere, casi di burnout, richieste in aumento di certificati di malattia, cattivo ambiente di lavoro, resistenza da parte di responsabili degli uffici postali e dei loro subordinati: questo il clima di lavoro secondo un articolo pubblicato nell'ultimo numero del domenicale zurighese e ripreso dal "Blick", come pure da altri mass media. La critica riguarda in particolare la vendita di prodotti "estranei alla posta", per esempio assicurazioni o abbonamenti per telefonini.

Anche i sindacati Syndicom e Transfair criticano le condizioni di lavoro dei loro affiliati. La crescente pressione è da anni tema di discussione, afferma Bruno Schmucki, portavoce di Syndicom, interpellato dall'ats: è da anni infatti che gli obiettivi di vendita vengono costantemente riveduti al rialzo.

Alle critiche risponde oggi sul "Blick" Franz Huber, responsabile dell'unità Rete postale e vendita e membro della direzione della Posta. "Gli obiettivi per il 2014 sono realistici, anche se sono in singoli casi più alti rispetto al 2013". Inoltre - rileva il manager nell'intervista - la prestazione individuale incide soltanto per lo 0,8% sul salario.

Secondo Huber, la grande maggioranza degli 8500 impiegati d'ufficio postale apprezza il suo lavoro e può identificarsi con i compiti assegnati. E chi fa fatica ad adeguarsi ai nuovi obiettivi dispone di varie offerte interne come circoli d'apprendimento, workshop, formazione continua. Per il manager il clima di lavoro è "buono" ed è "normale che in grosse imprese non tutti i collaboratori siano contenti".

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