L'ANALISI - Regna l'incertezza nel girone dei colombiani che dovranno vedersela con Costa d'Avorio e il Giappone di Honda e Zaccheroni. Nel girone di ferro degli Azzurri ben 6 coppe del Mondo, ma gli italiani e l'Uruguay sono in vantaggio sull'Inghilterra

Gruppo C
Forse uno dei gruppi più equilibrati di Brasile 2014, davvero difficile dire chi staccherà il biglietto per gli ottavi. Di certo la Colombia parte con il favore del pronostico, dopo aver chiuso le qualificazioni sudamericane al secondo posto dietro all’Argentina.
Colombia
I Caffeteros, così viene chiamata la squadra di Pekerman, ex ct dell’Albiceleste, possono contare su grandi individualità, anche se a mancare sarà il più atteso protagonista: il fenomenale attaccante del Monaco, comprato grazie alle vagonate di milioni degli sceicchi proprietari, Radamel Falcao, che a causa di problemi fisici ha dovuto dare forfait. E le assenze illustri non finiscono qui, visto che nell’ordine sono rimasti ai box anche Perea, Valencia e Ramirez. Il talento, la tecnica e l’esperienza però non mancano alla Colombia, che può contare su giocatori come Zapata, Yepes, Zuniga, Armero, Ibarbo, Martinez, Rodriguez e soprattutto il fiorentino Cuadrado e l’interista Guarin. Una squadra che, se tutto dovesse girare alla perfezione, potrebbe spaventare anche oltre gli ottavi di finale, insomma una possibile sorpresa della rassegna Carioca, sempre che, come almeno sembrerebbe, gli eccessi degli anni passati vengano dimenticati (andatevi a rileggere, per chi non se lo ricorda, che fine fece il difensore Escobar) e il record degli ottavi di finale raggiunti a Italia ’90 superato.
Giappone
Il Giappone sarà lì a giocarsi un posto per gli ottavi, molto probabilmente con Grecia e Costa d’Avorio, visto il ruolo di favorita della Colombia. La nazionale nipponica ha già raggiunto due volte gli ottavi in quattro partecipazioni totali e l’ultima volta proprio quattro anni fa in Sudafrica, quando sulla panchina nipponica sedeva già l’allenatore italiano Alberto Zaccheroni, tecnico navigato e già campione d’Italia con il Milan. Anche i giocatori che militano nei campionati esteri sono nel tempo aumentati, basti pensare all’interista Nagatomo, al milanista Honda e del trequartista del Manchester United Kagawa, non certo comparse nelle proprie squadre. I Blue samurai, così vengono chiamati, sono conosciuti per l’applicazione e per la serietà nella professione calcistica, sarà forse questa la carta vincente?
Costa d'Avorio
La Costa d’Avorio è invece alla sua terza partecipazione consecutiva a un mondiale e non nasconde la propria ambizione minima degli ottavi di finale. A condurre l’organico c’è una vecchia conoscenza del calcio italiano, quel Serge Lamouchi ricordato per il suo passaggio all’Inter e al Parma, dove ha vinto la coppa Italia nel 2002. Il commissario tecnico, alla prima esperienza in panchina, potrà contare su grandi nomi del calcio europeo che fanno della rappresentativa ivoriana sicuramente la più quotata squadra africana: stiamo parlando ovviamente dell’intramontabile Re Leone Didier Drogba, sempre in grado di garantire prestazioni monstre e gol a raffica nonostante l’età che avanza, dei fratelli Touré (Yaya, il metronomo del Manchester City e quarto giocatore più pagato d’Europa e il fratello maggiore Kolo, in forza al Liverpool) e, non da ultimo, il fenomeno Gervinho che ha stregato Roma con le sue giocate e la sua velocità impressionanti. In panca anche l’attaccante del Basilea Giovanni Sio. Il sogno africano è lanciato!
Grecia
Infine la Grecia, come gli ivoriani alla terza partecipazione alle fasi finali di un mondiale. Gli ellenici si affidano al tecnico portoghese Fernando Santos, sperando di cancellare l’amara apparizione del Sudafrica che è costata la panchina a Otto Rehhagel, il selezionatore in grado di portare, con grande sorpresa e non senza una buona dose del fattore C, sul tetto d’Europa nel 2004. I nomi su cui fare affidamento sono sempre i soliti noti, a partire da Karagounis e Samaras per arrivare a Torosidis e Katsouranis. Occhi aperti però anche sulla giovane promessa Ninis, già soprannominato il Messi di Grecia. L’obbiettivo dichiarato è il raggiungimento della fase finale, mai centrata prima e, se gli ellenici dovessero nuovamente fallire, non rimarrà loro che prenderla con filosofia…
Gruppo D
Il gruppo D sulla carta è tra i più equilibrati della competizione. Tre squadre - Italia, Inghilterra e Uruguay - puntano agli ottavi di finale. E in nessun altro girone sono presenti tre formazioni che hanno vinto almeno una volta la Coppa del Mondo. Qui, le coppe alzate al cielo, sono addirittura sei: quattro dagli Azzurri, 2 dalla Celeste e 1 dai Leoni. Niente male. L'analisi del momento, delle qualità tecniche, e della tradizione, porta a pensare che l'Italia e l'Uruguay siano favorite. Ma chi tra le due vincerà il girone è davvero difficile da prevedere. Chiude il gruppo D la Costa Rica, alla sua terza partecipazione a una fase finale.
Italia
La squadra di Cesare Prandelli presenta numerose incognite e alcune anomalie rispetto alla tradizione, ma stiamo comunque parlando di un gruppo decisamente superiore a quello rottamato in Sudafrica nel 2010. Il primo punto di domanda riguarda proprio il Commissario Tecnico. L'Italia, Federazione e stampa, è in preda a una sorta di "prandellismo" acritico, tanto che l'allenatore ha rinnovato il contratto prima di imbarcarsi per il Brasile: guiderà gli Azzurri fino al prossimo europeo. Ma se ci atteniamo ai fatti qualche dubbio su Prandelli è lecito avanzarlo. È vero che non ha mai allenato squadre di vertice (un motivo ci sarà?) ma la bacheca di Prandelli segna 0 trofei da quando siede in panchina. All'ultimo Europeo ha portato la squadra in finale, con una bella semifinale vinta contro la Germania, ma con un tonfo clamoroso nella partita decisiva contro la Spagna persa per 4-0 (!). Non è un dettaglio trascurabile perdere una finalissima in quel modo, presentato una rosa sulle gambe e letteralmente travolta dalla personalità e dalla tecnica degli spagnoli. La Spagna in quel quel momento era la formazione migliore al Mondo ma la differenza vista sul campo è stata amplificata dalla gestione di Prandelli. La dimostrazione è che nella Confederation Cup dello scorso anno con le Furie Rosse la partita si è risolta ai rigori. Come dal dischetto si è risolta a favore degli azzurri la partita con l'Uruguay. Dal Brasile, invece, l'Italia è stata presa a pallate. Vedremo se Prandelli avrà fatto tesoro degli errori commessi in passato e avrà acquistato la necessaria personalità per avere quella cattiveria che nel momento decisivo ti fa mettere la vittoria davanti a tutto. La principale anomalia degli Azzurri è invece legata alla difesa: tantissimi i gol subiti rispetto alla tradizione. E quando l'Italia prende troppi gol non fa strada. I campioni in rosa sono tre: Buffon, Pirlo e De Rossi. Con due grandi giocatori intermittenti: Balotelli e Cassano (saranno finalmente decisivi con continuità?). E qualche progetto di grande giocatore: Immobile e Verratti. L'infortunio di Montolivo è irrilevante. Gli altri sono buoni e discreti giocatori (ma anche Grosso, Materazzi e Perrotta lo erano). Dalla capacità di questi ultimi di sapersi superare passerà il successo della squadra, ovviamente se le star giocheranno al loro livello. In generale, centrocampo e attacco sono i punti di forza, ma non è ancora chiaro quale sia l'identità della squadra, da un profilo tattico e dei titolari. Mancano diverse certezze: le prime partite dovranno risolvere il rebus.
Uruguay
La squadra di Oscar Tabarez gioca innanzitutto per la Storia, per cercare di ripercorre le orme degli eroi del 1950. Non è una motivazione da poco. La tradizione è inbfatti un elemento centrale del calcio. La Celeste ha le qualità tecniche e caratteriale per fare un grande Mondiale. In Sudafrica, non scordiamocelo, furono eliminati solo nella folle semifinale con l'Olanda. Cavani e Suarez sono probabilmente la miglior coppia d'attacco di tutta la competizione. Basta vedere il valore di mercato dei due giocatori. L'attaccante del Liverpool, tuttavia, ha appena subito un intervento al menisco. E quindi bisognerà monitorare con attenzione la sua condizione fisica. Dietro i titolari ci sono l'intramontabile (o tramontato?) Forlan, Christian Stuani, non un grande goleador ma nelle amichevoli pre Mondiali ha fatto bene, e la promessa del Palermo Abel Hernandez, da tenere d'occhio. A centrocampo, oltre al talento, finora non realizzato, di Gaston Ramirez, tutta la corsa dei "martelli" intercambiabili Arevalo Rios, Gargano, Gonzalez, Perez, Cristian Rodriguez. In difesa l'unico dubbio è legato a Diego Lugano, che pare ormai un ex, o qualcosa del genere. Il restro del reparto è super affidabile con Godin (difensore goleador e campione di Spagna con l'Atletico), lo juventino Caceres e Maxi Pereira. Oltre a tutto questo c'è "l'animo" della Celeste: il loro straordinario carattere e la loro personalità. Non hanno paura di nessuno, questi qui. Tabarez, infine, è un allenatore Maestro, venerato dai giocatori e dal suo popolo. È uno pratico, senza grilli per la testa, e nelle fasi decisive la sua saggezza e la sua freddezza potrebbero rivelarsi determinanti. In carriera ha vinto tanto: su tutto Coppa Libertadores e Coppa America proprio con l'Uruguay.
Inghilterra
Neanche questa volta sarà la volta buona per gli inventori del gioco del calcio. Il digiuno che dura dal 1966, quando gli inglesi si laurearono campioni del Mondo (e tutti sanno come...) durante l'edizione giocata in casa, è destinato a durare. Da quel giorno l'Inghilterra non ha mai più raggiunto la finale. La compagine che Roy Hodgson presenta a questi mondiali brasiliani non suscita particolare entusiasmo. Anche se le ambizioni dichiarate del CT sono altissime - parla di vittoria - scorrendo la lista dei convocati questo obbiettivo è del tutto sproporzionato. A centrocampo si ripropone il duo Lampard-Gerard: ovvero il dilemma mai risolto degli ultimi dieci anni del calcio inglese. Quando giocano insieme si pestano i piedi, ma nessuno sembra volerne prendere atto e scegliere. Da verificare inoltre la tenuta fisica dei due senatori, che hanno la loro età, una stagione faticosissima alle spalle, e il caldo brasiliano come peggior nemico. Davanti Rooney e Sturridge in termini di gol dovrebbero dare garanzie. Occhio ai nuovi talenti: Oxlade-Chamberlain, Wilshere, Lallana e Ross Barkley. Tutti forse un po' troppo acerbi per la massima competizione. La difesa è da segno della croce, in particolare i centrali Cahill e Jagielka. L'unica vera garanzia è il portiere Hart. La sensazione, con queste premesse, è che o l'Inghilterra diventa qualcosa che finora non abbiamo visto, dunque una grande sorpresa, oppure il destino sembra segnato.
Costa Rica
Nessuno degli analisti di calcio internazionale si aspetta una squadra materasso. E questo è più che un indizio. I costaricani non sono sulla carta una squadra tatticamente scriteriata ma, al contrario, organizzata, tignosa, di quelle che possono imbrigliare. I giocatori più conosciuti sono Bryan Ruiz e Joel Campbell. Una nazionale tutta da scoprire.
AELLE/dielle